Tito Stagno, quelle 25 ore di diretta per sbarco Luna

In fondo facile. Con Orlando da Usa? Abbiamo sbagliato entrambi

    "Facile anche se indubbiamente faticoso. Tutto sommato ad oggi posso confessarlo con tutto quello che ho fatto nella mia carriera, anche se siamo stati oltre 25 ore in diretta". Tito Stagno 89 anni, portati con grinta e sana spavalderia in una conversazione con l'ANSA, racconta il momento che lo ha consacrato al pubblico italiano: Cinquanta'anni fa la sua voce e il suo ciuffo biondo entrarono in bianco e nero nella case degli italiani per raccontare lo sbarco sulla Luna di Apollo 11.  L'uomo che ha mosso i suoi passi per primo sul quel mare di tranquillità è stato Neil Armstrong, ma per 30 milioni di italiani quell'uomo rimane Stagno, il giornalista della Rai che ha avuto il compito di raccontare, dallo studio 3 di Via Teulada, con i commenti del compianto Andrea Barbato, (inviato da Huston in collegamento dalla sala stampa Ruggero Orlando), per ben 25 ore l'allunaggio. Una diretta interminabile (antesignana delle maratone televisive di oggi) che resta una pagina storica ancora oggi indelebile nel ricordo di chi la seguì: "Quel giorno faceva caldo a Roma io e Andrea Barbato entrammo in studio alle due, cinque ore prima della trasmissione che sarebbe iniziata alle 19. Tutti i tecnici in camice bianco - perchè al tempo era tutto molto professionale non volava una mosca a Via Teulada". Ma cosa è successo durante l'annuncio dell'atterraggio? "La navicella - racconta - con a bordo Aldrin e Armstrong si era appena distaccata dall'astronave dove era rimasto Michael Collins, e aveva cominciato a scendere. Io dovevo parlare per 10/12 minuti di fila al buio: sapevo bene cosa accadeva. Fino a quando mi sembrò di sentire "reach land". E dissi: "hanno toccato".
    Applausi in studio. Ruggero Orlando intervenne e tra ne nacque un battibecco. Ma erano delle antenne con cui saggiava il suolo lunare per valutarne la pendenza che per prime avevano toccato il suolo, e io quelle avevo annunciato. La cosa buffa è che mentre noi parlavamo perdemmo l'annuncio di Armstrong "Houston, qui base Tranquillità, l'Aquila è atterrata''. Qualche secondo dopo il Lem spense i motori. Fu così che applaudimmo due volte lo sbarco sulla Luna.
    All'epoca non c'erano riprese in diretta e da Roma "non si vedeva nulla. La preparazione è fondamentale e io di quella missione sapevo tutto: ero stato a Houston già nel '66 e in precedenza mi ero occupato del lancio dello Sputnik nel '57, poi delle missioni di Gagarin e la prima donna (Valentina Terekhova) nello spazio, così come la prima passeggiata spaziale di Alexey Leonov insomma nessuno aveva presente la questione più di me a Roma sull'argomento". Stagno fa notare "anche per questo sono stato scelto per la diretta più lunga della tv, occorreva improvvisare, rischiare: come accadde in occasione del volo della Gemini 10, che doveva agganciare il satellite Agena: era il primo docking spaziale". Prima dello sbarco e della diretta fui mandato a fare una sorta di full immersion preparatoria in America a visitare i posti dove si costruiva il futuro voluto da John Kennedy''. E cosi Stagno si ritroverà a Huntsville, il regno di Wernher Von Braun (poi racconterà di un loro pranzo a due quando venne a Roma al ristorante Ciceruacchio, e di una breve lezione di storia di Stagno ma questa è un'altra storia un pò lunga da sintetizzare ndr) il tedesco fu il vero motore del programma spaziale Usa: creò il Saturno V, un razzo imponente alto 116 metri che pesava 3000 tonnellate: una specie di incrociatore dello spazio, se ne sentiva il rumore a 50 km di distanza, che portava sulla sua punta Eagle, il modulo lunare.
    Visitai Cape Kennedy e poi Houston".
    Alla domanda cosa ha favorito lo sbarco sulla luna, Stagno risponde: "più che altro la rivoluzione tecnologica in ogni settore, dalle telecomunicazioni alla medicina. Oggi abbiamo satelliti, pc, telefonini, internet, collegamenti wi-fi. Se pensiamo che quando sono sbarcati sulla Luna gli astronauti avevano tecnologie di bordo ridicole la potenza di un qualsiasi telefonino a disposizione di un ragazzino di oggi". Oltre a raccontare lo sbarco sulla Luna di Neil Armstrong e della missione spaziale Apollo 11, ha avuto l'occasione di incontrare grandi uomini e personaggi della storia dei nostri tempi. A cominciare dal Presidente John Kennedy fino ai Papi Giovanni XXIII e Paolo VI: "Papa Giovanni mi suggerì di chiamare mia figlia Brigida". Senta che ne pensa di Marte l'uomo quando sarà pronto a sbarcarci? "No. E Non credo sia roba di questo secolo. Per quanto mi riguarda, le svelo una cosa, ho fatto tanti viaggi, intervistato personalità mondiali, guardato le stelle, ma non amo poi alla fine moltissimo spostarmi, tantomeno mi sarei mai chiuso neanche da giovane in una navicella. Sto tanto bene sulla terra, a guardare le gambe delle donne, anche se ho avuto la fortuna di incontrare e sposare una donna bellissima più giovane di me di 10 anni che mi ha detto si quando aveva solo 19 anni.
   E' originaria di Parma. Solo quando le bambine hanno iniziato a crescere l'ho vista più distratta confesso, ho pensato avesse preso una sbandata, invece stava studiando, si è laureata, poi ha iniziato a lavorare, è una donna meravigliosa bella e strepitosamente intelligente".(ANSA).
   

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