Piero Angela, così rimasi stregato dalla Luna

Di nuovo in coppia con Alberto dopo 20 anni per speciale su Rai1

"Mettere il naso sulla Luna? Certo che mi sarebbe piaciuto! Negli anni in cui seguivo le missioni spaziali, mi rivolsi al progettista dello Shuttle per sapere se anche i giornalisti avrebbero potuto puntare ad andare lassù. Mi rispose di sì, e allora chiesi di essere messo in lista". A 90 anni Piero Angela, la divulgazione fatta persona, non ha perso la curiosità e il gusto di raccontare, incuriosire e far crescere generazioni di spettatori. Per questo ha accettato l'invito del figlio Alberto a tornare insieme in tv, per la prima volta dopo Viaggio nel cosmo del 1998, per la serata evento Quella notte sulla Luna, in onda domani in prime time su Rai1 a 50 anni esatti dall'allunaggio. "In quegli anni - spiega all'ANSA - ho seguito tutte le missioni Apollo, fino all'Apollo 12, facendo avanti e indietro tra Cape Canaveral e Houston. Nel caso dell'Apollo 11, non andai a Houston perché quella sera la Rai aveva organizzato la grande trasmissione con Tito Stagno. E quindi seguii l'allunaggio su un grande schermo a Central Park, dove la Cbs aveva organizzato una cosa molto astuta: una simulazione animata, in perfetto sincrono con il piano di volo, molto verista. E così vedemmo questo Lem che sorvolava la Luna e a un certo punto la navicella che si posava sulla superficie del nostro satellite. Solo dopo abbiamo saputo che non era andata esattamente così. Ricordo l'ansia dell'annuncio, la tensione che aumentava ogni secondo, poi il boato finale, la gente che urlava, si abbracciava, brindava". Tornare in quei luoghi, come 'inviato' per lo speciale di domani sera, "è stata una sensazione strana... Oggi non c'è più niente, allora c'era una enorme tribuna stampa per giornalisti e tv, piena di colleghi e microfoni, con il grande Ruggero Orlando che era un mito, con tutte le tv americane. Tutti a debita distanza però: per ragioni di sicurezza bisognava stare ad almeno 3 miglia, 5 chilometri, dal punto esatto del lancio: se il razzo fosse esploso, avrebbe fatto una strage", continua.
    "Ricordo l'emozione di tutti coloro che avevano lavorato all'impresa, i responsabili della base con le dita incrociate, i familiari degli astronauti. Andai a vederli all'uscita, con la valigetta, mentre salivano sul pulmino che li avrebbe portati all'ascensore per salire sul razzo. L'emozione più forte? Sicuramente la partenza, con quel rumore che prendeva allo stomaco, le vibrazioni, il countdown dello speaker che scandiva i secondi con voce anonima e insieme partecipata". Nel grande team dell'Apollo XI c'era anche un pezzo d'Italia, con l'ingegnere Rocco Petrone, figlio di emigrati da Sasso di Castalda (Potenza), direttore delle operazioni di lancio: a lui toccò dire "go", dando il via alla missione. "Quando lo incontrai - ricorda Piero Angela - da buon italo-americano mi disse: 'Sugno d'o paese de Sasso de Castalda'".
    Da Cape Canaveral, proprio nel punto esatto dove cinquant'anni fa partì il razzo, inizierà la ricostruzione dello speciale di Rai1. Piero e Alberto Angela mostreranno le immagini restaurate del gigantesco razzo Saturn V e della preparazione degli astronauti. Spazio a uno studio virtuale, alle immagini ridigitalizzate della Nasa, a ricostruzioni grafiche, docufiction e brani inediti di un'intervista all'astronauta Buzz Aldrin, che camminò sulla Luna, e ancora alle testimonianze di Michael Collins, che era sull'Apollo XI, di Gene Kranz, che diresse le operazioni di volo, e di Steve Bales, l'esperto dei sistemi di guida che gestì tutto dalla sala di controllo di Houston. E ancora il ricordo di Tito Stagno e di Gina Lollobrigida, che ospitò in una grande festa nella sua casa romana i tre astronauti al ritorno dall'impresa. Infine, il collegamento in diretta con la manovra di attraccaggio della navicella, con Luca Parmitano al comando, alla Stazione Spaziale Internazionale, per la missione Beyond. Alla regia dello speciale, Gabriele Cipollitti, "che lavora da tempo con me e Alberto, ormai è una persona di famiglia?", sottolinea Angela.
    La prossima sfida per l'uomo nello spazio? "So soltanto che non ci sarò", sorride Piero Angela. "Certamente i robot potranno fare molto bene il loro lavoro: se il viaggio sulla Luna dura una settimana, per arrivare su Marte, quando è vicino, ci vuole un anno e mezzo. Parliamo di missioni complesse e pericolose, bisogna valutarne la convenienza economica, emotiva, propagandistica. Non escludo che, al di là della competizione, ci possa essere collaborazione tra diversi Paesi. Ma non mi stupirei che fosse la Cina a voler tentare l'impresa". 
   

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