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Si torna a scuola, 7 ansie e come affrontarle

Dallo stress da chat di classe all'incubo bulli, consigli utili davvero

Si torna a scuola! foto iStock. © Ansa

A settembre si cambia un po’ tutti. Si ricomincia con gli impegni tosti, quelli che fanno scolorire in pochissimo tempo la pelle abbronzata e le vacanze appena trascorse. Lavoro, gestione casa, città di nuovo caotiche, figli che iniziano ad andare a scuola. Su questo ultimo punto si concentrano le ansie di genitori, bambini e ragazzi alle prese con il rientro nei ‘ranghi’ scolastici.

Dalle scocciature come la corsa all’acquisto dei libri (prenotati ma spediti col contagocce e spesso in arrivo dopo l’avvio delle lezioni) all’incubo della imminente nascita o della ripresa del gruppo whatsapp genitori della nuova classe. E poi i compiti per le vacanze non terminati (e relativa corsa a recuperare) all’incubo pidocchi che infestano gli istituti scolastici tutto l’anno. Dalla paura di ricominciare a discutere la mattina per uscire di casa puntuali perché alle prese con bambini urlanti e capricciosi affetti da quello che gli anglosassoni chiamano elegantemente ‘summer blues’ (le vacanze li hanno abituati ad altri ritmi e libertà), all’ansia da prestazione che colpisce gran parte dei ragazzi in aria di rientro a scuola. Fino ad arrivare ai nodi veri, come il timore che il proprio figlio subisca prepotenze, ingiustizie, soprusi, vessazioni da parte dei compagni e che diventi il bersaglio dei bulli. Paura questa che dà preoccupazione anche ai ragazzi stessi.

 Settembre, visto così, è il mese dell’ansia per eccellenza. Dopo avere consultato un panel di genitori e alunni delle scuole elementari e delle medie abbiamo perciò stilato l’elenco dei 7 principali crucci e delle relative strategie per affrontarli, anche con l’aiuto di esperti e alunni.

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 1. Aiuto, non ho finito i compiti!

Quanti di voi si sono prestati ad aiutare il proprio figlio a completare il libro delle vacanze in corner? In quanti hanno calcolato il numero di pagine dividendole per i giorni che restano obbligando il ragazzo a completare il lavoro? Un grande classico è quello di farli insieme e di corsa nelle ultime settimane con un incremento dell’ansia in modo esponenziale. Cosa è meglio? Gli psicologi consigliano di evitare di farli al loro posto (è perfettamente inutile), che affrontino i primi giorni di scuola con un lieve senso di frustrazione che è la leva per migliorare. Se i piccoli sono più corretti, i ragazzi delle scuole medie cercano da soli soluzioni rapide in questi ultimi giorni di vacanza. Come? Lo spiega Maria Luisa, tredicenne romana: “Non ho letto i due libri consigliati dagli insegnanti. Penso che troverò la sintesi in internet e la leggerò in questi giorni. E’ vero non ho terminato i compiti e so che questo potrebbe essere un problema ma so anche che i primi voti a scuola non contano e che avrò tempo per recuperare”.

 2. Temo di essere escluso/a. A settembre torna il pensiero dei bulli

Prese in giro, esclusione dal gruppo delle compagne o dei compagni, atti di violenza fisica e psicologica. Settembre porta con sé il pensiero delle vessazioni e del bullismo. “Lo lasceranno in pace questo anno?”, “Come lo aiuteremo?”, si chiedono i genitori che già hanno avuto figli vittime di soprusi da pare dei compagni o delle compagne. Il pensiero di essere esclusi sfiora anche la mente dei ragazzi in procinto di cambiare sessione o scuola.

Abbiamo chiesto soluzioni pratiche ad Anna Oliverio Ferraris, professore ordinario di psicologia dello sviluppo all'Università della Sapienza di Roma che spiega:

Bambini e adolescenti vanno a scuola non solo per imparare e seguire i programmi ma anche per acquisire competenze sociali ed intelligenza emotiva. Aumentano però gli episodi di competizione, soprattutto fra ragazzine che si confrontano sul look emarginando chi non è conforme. La vittima viene allontanata e presa in giro. Questo accade già nella quinta elementare e si diffonde nelle scuole medie. Il grande vuoto che va curato è la socializzazione a scuola, luogo che dovrebbe insegnare a tollerare ed includere. Che fare? Prima di tutto avere un legame con gli insegnanti. La famiglia e la scuola si devono alleare per condividere un programma educativo globale e attenzione alle relazioni. I genitori devono sapere ascoltare le emozioni dei propri figli, lasciandoli sfogare senza giudicarli. Devono poi insegnare ai figli a non farsi mai maltrattare, a non scappare di fronte a chi li prende in giro, quindi ad imparare a rispondere di fronte a canzonature sostenibili. Se invece si tratta di pericoli più gravi è bene allontanarsi immediatamente a parlarne con gli insegnanti immediatamente. Altra strategia è avere degli amici in classe che diano supporto e assistenza nei momenti difficili, è perciò fondamentale creare una rete di buone amicizie, anche invitando a casa i compagni più cari per condividere momenti extra scolastici e parlare più liberamente. Infine è fondamentale chiedere aiuto alla scuola che dovrebbe instaurare incontri di gruppo periodici di genitori e alunni perché in queste occasioni emergono strategie e soluzioni importanti.

 3. ‘Non voglio andare a scuola’, ecco il summer blues dei più piccoli

Tre mesi di vacanza hanno un costo per bambini e ragazzi che gli anglosassoni chiamano ‘summer blues’. Stanchezza, depressione, capricci, il classico mal di pancia e insonnia quando si avvicina la ripresa della scuola. “Non voglio andarci” è la dichiarazione di guerra mattutina con l’orologio che corre. Come affrontare gli inizi della scuola in modo meno traumatico? Risponde Anna Oliverio Ferraris: “abituando i figli ai nuovi ritmi scolastici qualche giorno prima dell’inizio delle lezioni. Facendo anche delle passeggiate nella nuova scuola insieme al bambino qualche giorno prima. Spesso è il nuovo, lo sconosciuto, a dare il mal di pancia. Quando il bambino punta i piedi è meglio sedersi ed ascoltare le sue ragioni e farlo sentire compreso invece che rimproverato. Perché l’ansia del nuovo non diventi paralizzante è utile fargli conoscere prima qualche compagno o andare a scuola insieme ad un amichetto. Così come raccontare ai propri figli le ansie dei vostri primi giorni di scuola e come le avete superate. Inoltre è fondamentale l’atteggiamento degli insegnanti. L’empatia è tutto, dall’accoglienza in classe al termine dell’orario scolastico.

 4. Aiuto si ricomincia con chat e gruppi Whatsapp dei genitori

I gruppi WhatsApp di mamma e papà possono essere luogo di litigi e maleducazione, anche verso gli studenti e i professori tanto che in alcune scuole della penisola i dirigenti scolastici li hanno vietati lo scorso anno. Le chat sono utili, inutile negarlo, se usate con intelligenza e se il gruppo dei partecipanti ha un comportamento concorde, di rispetto e privo di incomprensioni. Non è però obbligatario parteciparvi né rispondere, è perciò indispensabile che scuola e rappresentanti comunichino ufficialmente anche tramite la posta elettronica per coinvolgere tutti. Per il resto esiste un galateo che andrebbe rispettato: niente inviti random a iniziative private extra scolastiche, niente ringraziamenti e saluti, buongiorno e arrivederci ripetuti per il numero degli iscritti, niente discorsi complessi (il mezzo si presta al fraintendimento) e nessun messaggio indirizzato solo ad alcuni (che però leggono tutti). Il limite lo stabilisce il gruppo stesso precisandolo fin dall’inizio.

 5. Incubo poesie e tabelline da studiare a memoria

Niente scuse, i compiti vano fatti in un ambiente consono, sereno e non nei ritagli di tempo della famiglia o in cucina accanto a fratellini o sorelline urlanti. “Creare uno spazio tutto per loro, in cui studiare, è il primo passo verso l’apprendimento di un metodo di studio che lo aiuterà per sempre”, ripetono da sempre le maestre alle prese con i bambini che iniziano a scrivere e ad imparare a memoria, chiedendo l’aiuto dei genitori. E niente discussioni, le tabelline e le poesie delle scuole elementari vanno imparate a memoria. Come aiutarli? Se online pullulano trucchi e strategie visive per fissare in modo alternativo nella mente conti e versi, il metodo collaudato e più efficace è quello incluso nella locuzione ‘ripetita juvant’. Ripetere più volte. La mente dei bambini ha capacità di apprendimento sorprendenti.

 6. Ansia da prestazione

Bambini e ragazzi iniziano ad agitarsi. Ce la farò? Riuscirò a prendere bei voti questo nuovo anno? Come calmarli e aiutarli? Risponde la psicoterapeuta Anna Oliverio Ferraris:

“L’ansia nasce da genitori martellanti. Guai a fare i confronti fra i vostri figli e gli altri compagni e amici. Vedo molti bambini con tic e piccole nevrosi perché non prendono voti altissimi. Un nove spesso non soddisfa i genitori che vogliono dieci e lode per il loro figliolo. Quando ero bambina i miei genitori mi dicevano che era importante la sufficienza. Ora si creano nevrosi perché non sono i primi della classe e questo accade soprattutto con i figli unici. Purtroppo a scuola sono ritornati i voti al posto dei giudizi e il sistema facilita l’ansia. Ma un brutto voto non va condannato, l’errore non è una colpa. E’ inevitabile che si sbagli. Il brutto voto indica che qualcosa non ha funzionato e si può riparare. Basta giudicare e condannare i ragazzi che non collezionano ottimi voti. Anche gli insegnanti dovrebbero conoscere la pedagogia moderna che include la psicologia, la conoscenza delle emozioni, dei sentimenti. Gli alunni non vanno mai umiliati. L’insegnate che dà giudizi negativi su un alunno offre quel ragazzo in pasto ai bulli. I ragazzi apprendono tutti, purché non si faccia una graduatoria di superiorità o inferiorità.

 7. Aiuto, riprenderanno i pidocchi a scuola?

Ritorneremo a lavare le teste dei nostri figli con lo shampoo anti pidocchi, stanchi morti dopo una dura giornata di lavoro? Finché tutti i genitori dei compagni di classe non si atterranno scrupolosamente alle indicazioni dei medici le scuole saranno sempre invase dai pidocchi. Quindi sarebbe bene non farsene troppo cruccio ma anche fare tutti i controlli. Gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità precisano che “in commercio di sono polveri aspergibili, shampoo, lozioni o spray. I principi attivi più utilizzati sono l'estratto di piretro o piretroidi di sintesi come la tretrametrina. Il pettine a denti fitti è un altro mezzo essenziale per eliminare le uova e i pidocchi uccisi dall'insetticida. In genere è necessaria una seconda applicazione di insetticida 7-10 giorni dopo la prima, per eliminare i pidocchi nati dalle uova schiuse dopo il primo trattamento”. Quanti di voi seguono correttamente queste indicazioni?

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  • di Agnese Ferrara
  • 09 settembre 2018
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