Gli 81 anni di Trapattoni e il virus: 'Se giochiamo in difesa lo battiamo'

"Quando tutto finirà scopriremo di essere più grandi, più responsabili"

Il fischio di Trap rimbomba nel silenzio anche a 81 anni, per risvegliare da possibili distrazioni e indicare la tattica giusta. "Sono sempre stato tacciato di essere un difensivista. E allora raccomando questo, oggi, a tutti gli italiani: giochiamo in difesa, e questo virus lo battiamo".

Giovanni Trapattoni, il grande saggio del calcio italiano, si è chiuso con la moglie Paola nella sua casa di Cusano Milanino, a pochi chilometri dal centro dell'epidemia di coronavirus. Passa il tempo con le videochiamate alla sua famiglia sempre più grande, ora che e' diventato bisnonno, e un po' di social. "Anziani, state a casa, mantenete uno stile di vita corretto e aiutatevi con la tecnologia", ha twittato 48 ore fa, nel giorno del suo ottantunesimo compleanno, confermando di ringiovanire col passare degli anni. "Ma conosco i rischi che alla mia età si corrono con questa terribile malattia,e perciò non esco di casa, senza contatti. La spesa la consegnano a domicilio, ogni tanto un bicchiere di buon rosso...", come avrebbe consigliato il 'paron' Rocco.

Nel calcio, Trapattoni ha attraversato epoche intere; nella storia d'Italia, lui classe 1939, ancora di più. "Mi affaccio alla finestra e vedo le strade vuote - racconta al telefono con l'ANSA - e allora mi viene in mente quando ero bambino e c'era la guerra. Ricordo tutti in casa, poi le sirene dei bombardamenti, e mia madre che mi urlava 'scappa'. Si correva a piedi nudi nei prati, per allontanarsi dai palazzi. Vede - continua Trapattoni - ho vissuto la guerra, sono passato per il morbillo e per la scarlattina: non so fare paragoni con le dimensioni di questa emergenza. Ma so che da esperienze così dure si esce più forti, senza alcun dubbio".

Trap pensa anche ai calciatori. "Fermarsi era inevitabile, doveroso: soprattutto per la gran calca dei tifosi negli stadi. Questi ragazzi, quando torneranno a giocare, rifletteranno sul valore delle cose - la sua convinzione - e noi tutti scopriremo di essere più grandi, piu' responsabili".

Gli scudetti in bacheca e gli anni ruggenti con Juve, Inter o nazionale, non mettono a riparo dal dolore. "Ho parenti nelle bergamasca, e mi raccontano di giorni di angoscia - rivela Trap -. Anche io ho perso qualche caro: è terribile. Ma nella mia vita ho sempre avuto la fortuna della fede, e oggi più che mai prego Dio: gli chiedo di liberare l'Italia da tutto questo. La speranza e' fondamentale. Ma la difesa lo e' ancora di più"

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