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Venezia: L'attesa di Piero Messina, duetto femminile con la morte - LA GIORNATA DI SABATO

L'opera prima di Piero Messina con protagonista la Binoche

''Questo film ha un impianto visivo importante. La esemplificazione delle immagini che possono far dire che è un film alla Sorrentino la trova superficiale''. Così oggi Piero Messina, regista de L'attesa, primo film italiano in corsa per il Leone d'oro a Venezia, liquida la domanda sull'influenza del suo maestro di cui è stato aiuto-regista in This Must be the Place e La grande bellezza. Questo l'unico momento di leggero imbarazzo del regista siciliano nell'incontro stampa sul suo film, che ha diviso la stampa, e che vede due donne Anna (Juliette Binoche) e Jeanne (Lou de Laage) unite da un lutto da esorcizzare. Anna vive in una grande villa nella campagna siciliana, ancora allestita a lutto, quando riceve la telefonata di una ragazza Jeanne, ragazza del figlio Giuseppe, che l'ha invitata a passare qualche giorno da lui. Anna la invita volentieri anche se il figlio non c'è. E' come sparito, ma entrambe sono disposte ad aspettare il suo arrivo che forse non ci sarà mai.

''Questo film nasce da ricordi d'infanzia - dice -, da una serie di suggestioni e soprattutto da una cosa che mi ha raccontato un amico, ovvero la storia un padre che, dopo la morte del figlio, aveva deciso di non parlarne tanto che a un certo punto anche chi gli era intorno faceva finta che quel fatto non fosse mai davvero accaduto. E' terribile - aggiunge - nei funerali vedere tante persone, anche bambini, che piangono verso un pezzo di legno. Così è anche possibile decidere di credere a una cosa che è al di là della realtà''. L'influenza di Pirandello, spiega Messina in questo film che sarà in sala dal 17 settembre in 150 copie distribuite da Medusa, ''in realtà c'é stata poco. Ho scritto decine di stesure delle sceneggiatura e solo alla fine mi hanno indicato il libro-tragedia di Pirandello La vita che ti diedi e la novella La camera in attesa.

Due testi che mi hanno comunque aiutato''. La partecipazione della Binoche, spiega il regista nato a Caltagirone nel 1981,''era inizialmente solo un sogno che poi si è avverata mentre per Lou De Laage l'ho scoperta solo alla fine di un lungo casting. E mi ricordo che mi aveva fatta anche arrabbiare perché era arrivata al provino in ritardo, ma poi, appena ha iniziato a leggere qualcosa della sceneggiatura ho capito che era proprio lei quella giusta''. Sulla difficoltà di rendere credibile la storia di una scomparsa all'epoca dei cellulari e social network, spiega Messina: ''ci abbiamo riflettuto a lungo su questo problema tanto che avevamo pensato inizialmente di fare un film in costume. Poi abbiamo riflettuto che forse non era un problema così insormontabile. Ci sono sempre le segreterie telefoniche per comunicare con una persona che non vuole essere raggiunta''. Il fatto è che ''nel caso di questi personaggi c'è molta autoillusione. Sono persone che non vogliono davvero andare a vedere cosa c'è dietro quella porta. E' il caso di Jeanne che fa solo piccoli passi verso quell'entrata per ritardare di aprirla davvero''.

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