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Quirinale: 1985, ecco il "sardomuto" Cossiga, il picconatore

Ci lavorò De Mita che gli impose Maccanico segretario generale

di Marco Dell'Omo

Nel 1985 non c'è ancora il picconatore: casomai c'è il "sardomuto", un politico schivo, riservato, che non ama le luci della ribalta. Francesco Cossiga ha appena 57 anni, e viene dal correntone della sinistra democristiana, quella che negli anni del compromesso storico ha voluto l'accordo con i comunisti. Subito dopo il tragico epilogo del sequestro Moro si è dimesso da ministro dell'Interno, prendendosi la responsabilità di non essere riuscito a salvare la vita al presidente della dc finito nelle mani dei brigatisti rossi. Per la sinistra extraparlamentare , negli anni '70, era "Kossiga" con con le due esse del cognome scritte come quelle delle SS tedesche: una trovata grafica che negli anni della contestazione era stata già utilizzata per il segretario di stato Usa Kissinger.

E' a quest'uomo che non brilla per comunicativa ma che è ben addentro nelle stanze della politica e che può vantare anche un discreto rapporto con il Pci (tra l'altro è cugino di secondo grado di Berlinguer) che la dc pensa per rimpiazzare Sandro Pertini alla scadenza del suo mandato: l'alternanza impone che nel vecchio palazzo dei papi e dei re questa volta salga un democristiano, e la balena bianca vuole archiviare i fuochi d'artificio del settennato di Pertini. Chi meglio del sardo Cossiga, in quel momento presidente del Senato, per riportare il Quirinale nell'alveo della tradizione che vuole la presidenza della Repubblica come un luogo di potere silenzioso?
Non potendo immaginare che di lì a qualche anno il freddo Cossiga si sarebbe trasformato in una specie di Savonarola, il segretario della Dc De Mita spende tutta la sua abilità nel preparargli la volata. A palazzo Chigi, da due anni, c'è il capo del Psi Bettino Craxi: anche per questo una riconferma di Sandro Pertini, che pure la desidera, è impensabile (i socialisti non possono fare l'en plein delle cariche istituzionali).
De Mita, leader in crescita della sinistra democristiana orfana di Moro, è soprattutto preoccupato di non vedere la replica delle epiche guerre intestine che in tutte le precedenti elezioni hanno terremotato la Dc. Il suo pallino è di arrivare al giorno della prima seduta del Parlamento con un accordo a prova di bomba siglato da tutti i grandi partiti. Cominciano così gli incontri con gli altri leader. A Botteghe Oscure c'è Alessandro Natta, eletto al vertice del Pci dopo l'improvvisa morte di Berlinguer. A lui De Mita fa i nomi di due big democristiani: Giulio Andreotti, che con il Pci ha governato all'epoca del compromesso storico, e Arnaldo Forlani, espressione della grande area centrale che è ben visto da Craxi. Nessuno dei due ottiene il vie libera del bottegone.

A quel punto De Mita getta la carta di Cossiga. E' presidente del Senato e la sua appartenenza alla sinistra democristiana lo rende un candidato con un certo appeal anche nel pci, anche se da presidente del consiglio era stato lui a far votare la legge che aveva consentito l'installazione a Comiso degli euromissili puntati contro l'unione sovietica. Per convincere Natta a dare il suo sì, De Mita ricorre a tutta la sua arte dialettica : "Senti, ti propongo di votare il presidente del Senato, che voi aveete già votato in quella carica. Sappi che se dici di no possiamo far eleggere Forlani con i voti dei socialisti". Natta si fa due conti e dà il suo assenso, anche per evitare che Craxi, fresco trionfatore nel referendum sulla scala mobile in cuii il Pci è stato sconfitto, possa cantare vittoria. Sul nome di Cossiga Craxi non può dire di no (tanto più che Pertini si è sperticato in pubbliche lodi) e i sempre riottosi capi corrente dc hanno dovuto piegare la testa di fronte all'accordo stretto con gli altri partiti.

De Mita chiama Cossiga mentre si trova furoi dall'Italia per una visita di Stato e gli dà la notizia: "Vedi di tornare che ti votiamo come presidente della Repubblica". Unica condizione che viene posta da De Mita a Cossiga è la conferma al Quirinale del segretario generale Antonio Maccanico, irpino come lui.

Il 24 giugno l'elezione va liscia come l'olio: Cossiga ottiene 752 voti su 977, con 141 schede bianche. Ai franchi tiratori sono state tagliate le unghie: 16 voti per Forlani, cinque per Fanfani, 3 per Andreotti, 12 tifosi di Pertini che volevano la sua rielezione. Il metodo De Mita ha funzionato in pieno. Poi toccherà a Oscar Luigi Scalfaro.

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