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26 GENNAIO - Verso il Quirinale/Renzi chiede unità, Pd vuole 'politico di rango'

Cadono i petali di tutte le rose. Nome secco al quarto scrutinio

Redazione ANSA

26 GENNAIO

Si gioca a poker sul Quirinale. Tutti a carte coperte, fino alla giornata "decisiva", che oggi Matteo Renzi indica in sabato 30, al quarto voto. Cadono petali ed anzi non ci sono più rose, per il premier. Scheda bianca ai primi tre scrutini e poi un nome secco, è l'ordine di scuderia impartito.

"Noi siamo il Pd. Possiamo riscattare la brutta figura del 2013. Conto sulla vostra capacità di essere gruppo dirigente", chiama alla prova d'orgoglio e di unità deputati e senatori Dem. Ma il partito al premier-segretario risponde che l'unità è possibile solo sul nome di un politico di rango, forte, autonomo, autorevole, di spessore anche internazionale, che segua il solco di Giorgio Napolitano come garante delle riforme e che sia in 'empatia' con il Paese. Questo chiede il partito e questo il premier - ancora tentato dalla scelta di un presidente dal profilo non ingombrante e magari tecnico - dovrà concedere se, come dice, "non si può fare un presidente contro". Non contro il Patto del Nazareno, ma a maggior ragione non contro i 460 grandi elettori del Pd. Eppure ancora in queste ore i renziani sondano il 'gradimento' del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e del giudice costituzionale Sergio Mattarella (sul quale però c'è il no definitivo di Silvio Berlusconi).

Stando alla lettera delle parole del premier ("Una donna? Verificheremo ma non lo considero dirimente e comunque non abbiamo nulla da dimostrare in Italia ed in Europa sul tema quote rosa") resta sfumata la possibilità che al Colle più alto salga questa volta 'una' candidata. Si restringe di molto il numero dei nomi in campo. Votare scheda bianca nei primi tre scrutini, quelli che richiedono una supermaggioranza, lascia alto il rischio che in quelle votazioni si materializzi un candidato "Anti Nazareno" (Romano Prodi è il nome più forte e Pippo Civati oggi lo rilancia) spinto avanti da minoranza Dem, Sel, M5s e fittiani. Ma se il premier resta abbottonato sulla sua scelta, altrettanto fanno bersaniani e dalemiani, pur mettendo Renzi di fronte alla richiesta di un politico dalla forte caratura. "Non scommetto sulla vostra fedeltà ma sulla vostra intelligenza. Non è un referendum sul governo o su di me", lega i destini di tutti il segretario-premier. Come a dire che nel voto decisivo sul Colle a vincere o a fallire non sarà lui da solo ma tutto il Pd.

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