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Tennis, Musetti e la Davis nell’anno delle prime volte

L’azzurro si racconta al grattacielo Intesa Sanpaolo di Torino

TORINO ANSAcom

La semifinale al torneo Atp di Acapulco e gli ottavi al Roland Garros, riuscendo a strappare due set al numero uno al mondo Novak Djokovic. E prima, il titolo Juniores all’Australian Open nel 2019 e la finale dell’Us Open nel ‘18. È stato un biennio da incorniciare per Lorenzo Musetti, uno dei ragazzi-prodigio della nazionale italiana, convocato alla Coppa Davis al via da Torino la settimana prossima.
Reduce dalle Next Gen Finals di Milano, Musetti si è raccontato al grattacielo Intesa Sanpaolo, di cui è anche brand ambassador. L’evento, dal titolo ‘Le parole del mio tennis’, ha spaziato dagli esordi alla carriera di professionista, fino ai sogni e le ambizioni dell’atleta carrarese. Ma ancor prima di iniziare l’intervista con Massimo Caputi, Musetti ha rivolto un pensiero a Matteo Berrettini.
“Siamo tutti molto tristi e dispiaciuti - ha detto - ma anche sicuri che saprà rialzarsi. Ora spero riesca a recuperare in tempo, anche per la Davis”.
Quanto a sé, si dice “pronto a fare la sua parte”, in campo e fuori, consapevole che il suo ranking di 59esimo al mondo e i risultati di questa stagione non gli garantiranno un posto sicuro in campo. “Ma sono pronto a sostenere la squadra in ogni modo”.
Diciannove anni, Musetti ha le idee chiare e grandi ambizioni, ma tiene bene a mente da dove arriva e la strada fatta fino al suo best ranking. “La marcia in più per me e per Jannik Sinner è che entrambi arriviamo da famiglie umili, abbiamo iniziato a lavorare presto ma non ci siamo mai scordati da dove veniamo”. Ed è proprio “la dedizione al lavoro, insieme al talento”, a far pensare in grande: “Quest’anno sono stato un po’ altalenante - ammette - ma se riuscirò a mantenere i livelli che ho mostrato fra Acapulco (semifinale del trofeo Atp) e Parigi (uscito agli ottavi contro Djokovic) allora sono sicuro che riuscirò a sfondare tra i Top 50”.
Nel frattempo, il giovane tennista ha trovato il tempo di superare l’esame di maturità, ma non ancora quello per la patente. “È ancora mia mamma a farmi da tassista quando mi trovo in Italia, proprio come quando andavo ad allenarmi tutti i giorni a La Spezia - scherza - ma prometto che presto ricambierò il favore”.
Sogna di scendere in campo in quelle Atp Finals che saranno di scena per cinque anni a Torino, la salita fra i Top 10 e - perché no - la vittoria a Wimbledon: “Quella sarebbe il massimo”. D’altronde ha dalla sua il “colpo segreto”, quel rovescio a una mano che lo accomuna nientemeno che a Roger Federer. Mentre il tallone d’Achille è l’emotività. “I successi e la popolarità hanno portato anche attacchi d’ansia - rivela - lavoro da tre anni per tenerli a bada".
Per il resto, segreti nella sua progressione ce ne sono pochi: “Tanto lavoro, perché da solo il talento non basta, e una squadra insostituibile che mi segue nel mondo come una seconda famiglia”. Tra loro c’è ancora il primo coach, Simone Tartarini, che lo allena dall’età di nove anni. Per chi resta a casa, solo nottate davanti alla TV ed emozioni forti. “La mamma si lascia coinvolgere un po’ troppo - ride Lorenzo - Per fortuna ho uno zio cardiologo che è sempre all’erta in caso di infarti in famiglia...”.

In collaborazione con:
Intesa Sanpaolo

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