Conte: 'Avanti solo con la fiducia di tutta la maggioranza'

Renzi pensa a crisi senza voto. Pd frena. Colle, serve serietà

"Serietà e unità", chiede Sergio Mattarella. Il presidente si rivolge al Paese riconoscendo che ci saranno altri "sacrifici" per i cittadini, ma insieme richiama la classe politica a un ritorno di consapevolezza della gravità del momento, alle enormi sfide della pandemia e alle imperdibili prospettive aperte dai fondi del Recovery fund. L'ennesimo appello del presidente della Repubblica disegna con chiarezza la gravità della situazione, lo sfilacciamento della maggioranza ed anche l'acuirsi di incomprensioni personali. E forse non è quindi un caso se il presidente del Consiglio oggi ha aperto con chiarezza ad una verifica di governo che necessariamente dovrà svolgersi in tempi brevi, partendo già da lunedì prossimo. E che il Pd freni ricordando che una crisi ora "porterebbe ad una situazione drammatica".

 

  I venti di crisi infatti inseguono Giuseppe Conte a Bruxelles dove si trova per il Consiglio europeo che ha sancito l'accordo sul Recovery fund. Ad alimentarli anche oggi è stato Matteo Renzi con una intervista a "el Pais" con la quale ha colpito duro sia il premier che la maggioranza. Due sono state le bordate del leader di Italia Viva: la prima non è una novità e si sintetizza nella minaccia di far cadere il governo se non farà marcia indietro sulla cabina di regia del Recovery plan; la seconda è più velenosa perchè Renzi cerca di esorcizzare la minaccia del voto anticipato dicendosi certo, anzi certissimo, che in caso di crisi il presidente Sergio Mattarella sarebbe in grado di trovare una nuova maggioranza. Anzi, "un'ampia maggioranza". Ovviamente senza Conte alla guida del nuovo esecutivo. Parole forti che convincono il Movimento a far intervenire il capodelegazione Alfonso Bonafede a difesa del premier: "è irresponsabile attaccare il governo di cui si fa parte, per di più da un quotidiano estero, minacciando addirittura una crisi mentre il Consiglio Ue è ancora in corso. Così si indebolisce l'Italia". Intanto Salvini alimenta il fuoco e si dice disposto ad appoggiare un governo "serio" che porti a elezioni. Ipotesi però subito stoppata dal suo alleato Giorgia Meloni che ha ribadito che Fratelli d'Italia non appoggerà mai un esecutivo con dentro il Pd o il Movimento. Il premier è in difficoltà e, sempre da Bruxelles, arriva a ventilare un suo passo indietro facendo capire che dietro le reiterate uscite di Renzi - e di buona parte del Pd - ci sia ben altro che la cabina di regia del Recovery, e cioè la sua figura. "Io ho la piena responsabilità e consapevolezza di questo incarico, e sono pienamente edotto del fatto che andrò avanti con la fiducia di ogni forza di maggioranza e di tutte le forze complessivamente", premette annunciando l'avvio di una verifica.

Per poi attaccare facendo capire che la verifica servirà a stanare chi in queste ore ha pensieri nascosti: "Nei prossimi giorni ci confronteremo con le singole forze politiche e poi collettivamente. Cercheremo di capire che fondamento hanno questo critiche e che istanze rappresentano. Il Paese merita risposte". La partita sarà dura e prevedibilmente veloce: la manovra sembra ben indirizzata anche grazie alla mossa tattica del premier di avviare un dialogo diretto con il leader dell'opposizione Matteo Salvini. Ma sul merito sarà battaglia perchè Giuseppe Conte non è arretrato molto sulla necessità di una cabina di regia anche tecnica per la buona gestione degli oltre 200 miliardi che saranno resi disponibili dall'Unione europea. "Ben vengano tutte le proposte per migliorare la capacità amministrativa dello Stato sul Recovery Plan. Quello che va chiarito è che questa struttura non vuole e direi non può esautorare i soggetti attuatori dei singoli progetti, che saranno amministrazioni centrali e periferiche. Noi però abbiamo bisogno di una cabina di monitoraggio, altrimenti perderemmo soldi". Nel Pd ci si posiziona in stand-by e Zingaretti getta acqua sul fuoco spiegando che "nessuno deve chiedere marcia indietro a nessuno. Ora si apre una fase di confronto in cui chiamare tutti a contribuire per arricchire e migliorare la proposta". Ma il suo vice Andrea Orlando sembra rispondere a Matteo Renzi quando precisa che in caso di crisi si vota e, ovviamente, con questa legge elettorale. Ancora più netto il ministro Francesco Boccia: "quella attuale è l'unica maggioranza alternativa possibile.

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