Infetta un'americana sulla Westerdam, è caccia agli altri 1.200 passeggeri

La nave, rifiutata da 5 Paesi ha attraccato in Cambogia, da lì i passeggeri sono stati autorizzati a rientrare nei rispettivi Paesi

Le autorità della Cambogia e l'armatore della nave da crociera americana Westerdam si sono messi sulle tracce degli oltre 1.200 passeggeri sbarcati ieri dalla nave nel porto cambogiano di Sihanoukville, dopo che un'anziana donna statunitense, scesa dalla nave, è risultata affetta da coronavirus allo scalo malaysiano di Kuala Lumpur. Alcuni di essi sono nella capitale Phnom Penh, dove si sottoporranno a test sul coronavirus, ma altri avrebbero già lasciato la Cambogia e si sarebbero imbarcati su voli commerciali per rientrare nei rispettivi Paesi. Almeno 145 di questi sono passati per la Malaysia, dove l'83enne americana è stata trovata positiva.

LA VICENDA DELLA NAVE WESTERDAM: La nave con a bordo oltre 2.200 persone (1.455 passeggeri e 802 membri dell'equipaggio) ha ormeggiato in Cambogia dopo che altri cinque Paesi asiatici avevano rifiutato l'attracco per timore del virus, lasciandola in mare per 10 giorni. La Cambogia aveva autorizzato la nave ad attraccare nella città portuale di Sihanoukville venerdì 14 febbraio dopo che Paesi come il Giappone, Filippine, Taiwan e la Thailandia, avevan negato l'ingresso. I passeggeri e i membri dell'equipaggio, riferiscono diversi media internazionali, sono stati fatti sbarcare. E le autortà cambogianehanno fatto sapere di aver effettuato controlli sanitari sui passeggeri e li hanno autorizzati a rientrare nei rispettivi Paesi. La donna degli Stati Uniti poi risultata infetta, tra i primi a sbarcare dalla nave, si era spostata in Malesia dove ha poi sviluppato i sintomi della malattia ed è risultata positiva al virus a un controllo sanitario.

L'11 febbraio la nave Westerdam che fa capo alla compagnia britannico-americana Holland America Line si è vista negare l'ingresso dal primo ministro thailandese, il generale Prayut Chan-o-cha con questa motivazione: "Non consentiamo l'attracco nei nostri porti, ma prendiamo in considerazione l'assistenza umanitaria, se vogliono fare rifornimento o approvvigionamento di viveri sicuramente provvederemo", ha detto. "Ci sono molte persone a bordo, dobbiamo essere cauti, non consentire che la situazione entrino nella fase 3 della diffusione del virus (in Thailandia)", ha aggiunto.

La nave era salpata da Singapore il 16 gennaio con un itinerario che originariamente prevedeva soste nelle Filippine, Taiwan, Giappone, Corea del Sud e per concludere in Cina, per poi spostare la destinazione da Shanghai a Yokohama. Ha effettuato tappe in Thailandia, Cambogia, Vietnam e Hong Kong. A Hong Kong sono scesi 1.254 passeggeri e ne sono imbarcati 768. Intanto Filippine e Taiwan hanno annunciato la chiusura dei porti e le autorità giapponesi hanno negato l'ingresso. Nel frattempo la compagnia aveva annunciato l'intenzione di attraccare a Laem Chabang, in Thailand, per consentire lo sbarco dei passeggeri, ma la sosta è stata negata.

 

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