L'Isis rivendica l'attacco nel resort di Manila con 36 morti

Attentatore fa irruzione nel casinò e brucia i tavoli da gioco. Il fumo uccide decine di persone

La polizia continua a negare che sia stato un terrorista. Ma l'impennata nel bilancio delle vittime dell'attacco al Resorts World Manila (38 morti), assieme al contraddittorio comportamento dell'assalitore e alla sua identità ancora ignota, tengono viva l'ipotesi che la risolutezza delle autorità nel ridurre l'accaduto a una mera rapina finita male sia quantomeno affrettata, mentre nel sud delle Filippine da dieci giorni i soldati combattono contro dei militanti jihadisti. Tanto più che l'Isis continua a rivendicare l'attacco come opera sua.

Per il portavoce Oscar Albayalde, l'uomo aveva disturbi mentali. L'ipotesi è che abbia avuto un raptus, o che in passato abbia perso soldi al tavolo verde. Per quanto la sua nazionalità non sia stata ancora accertata, le descrizioni sono concordi nel definirlo di razza caucasica con i baffi, e che parlava in inglese. Per l'Isis si è trattato di un "lupo solitario" che ha agito perché il gioco d'azzardo è "haram" - proibito - nell'Islam.

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