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Appalti illeciti, Cristina Kirchner condannata per frode

Sei anni alla vicepresidente argentina. 'Sentenza già scritta'

Come previsto, ma anche meno del previsto. Il tribunale federale n.2 di Buenos Aires ha condannato la vicepresidente della Repubblica argentina, Cristina Fernández de Kirchner, a sei anni di carcere e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per il reato di amministrazione fraudolenta a danno della pubblica amministrazione per la concessione di appalti nel dipartimento di Santa Cruz, fra il 2003 e il 2015, un lasso di tempo che considera anche gli illeciti commessi durante il mandato presidenziale del marito Nestor Kirchner. L'ex first lady ha subito annunciato che, comunque vadano gli appelli, a fine mandato non si ricandiderà. A fronte di quanto aveva chiesto per lei dalla Procura che ha istruito il processo - 12 anni di prigione - i giudici hanno inflitto una pena dimezzata, assolvendola dall'altro reato importante contestatole: l'associazione illecita. Dei 13 imputati della causa conosciuta come 'Vialidad', all'imprenditore Lázaro Báez sono stati comminati sei anni e l'interdizione dei pubblici uffici, mentre sette altri imputati hanno ricevuto pene che variano fra i tre anni e mezzo e i sei di carcere. Quattro sono stati assolti. Subito dopo la lettura della sentenza, le cui motivazioni si conosceranno solo a marzo 2023, la vicepresidente è intervenuta in streaming attraverso i suoi canali social per ripetere che "si è trattato di una sentenza già scritta", sulla scia di una sua precedente dichiarazione in cui aveva dichiarato:

"Il tribunale che mi processa sembra piuttosto un plotone di esecuzione". Kirchner ha criticato anche la sua condanna per amministrazione fraudolenta. Un reato che, ha detto, "non può fare riferimento a un presidente, che fin dalla riforma costituzionale del 1984 non amministra né esegue le partite di bilancio". "Chi ha questa responsabilità è il capo di gabinetto, e nessun capo di gabinetto figura tra gli imputati", ha aggiunto. Si deve comunque ricordare che oltre al processo odierno, Cristina Kirchner è stata già rinviata a giudizio in altre quattro cause. In tre di esse i giudici hanno deciso il proscioglimento prima ancora dell'inizio della fase dibattimentale. I proscioglimenti sono tuttavia stati oggetto di appello in tutti e tre i casi e si attende quindi una decisione in merito da parte di tribunali superiori. Si tratta delle cause denominate 'Dolar futuro', dove Kirchner è imputata per presunte irregolarità nella compravendita di divise; 'Memorandum con Iran', in cui è accusata di presunto insabbiamento e tradimento della patria; e di quella 'Hotesur', dove pure l'ex presidente è stata rinviata a giudizio con l'imputazione di associazione a delinquere e riciclaggio. L'unica altra causa in attesa dell'avvio della fase propriamente processuale è quella denominata 'Quaderni della corruzione', dove Kirchner è imputata per associazione a delinquere legata alla concessione di appalti per opere pubbliche.

Kirchner, mi vogliono in carcere o morta, non mi ricandiderò
La vice presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner ha annunciato oggi che non si ricandiderà alle elezioni presidenziali del 2023. "Non esporrò la forza politica che mi ha dato l'onore due volte di essere presidente e una volta vicepresidente ad essere vituperata con una candidata condannata per amministrazione fraudolenta e interdetta dai pubblici uffici", ha detto Kirchner in un lungo messaggio trasmesso via streaming sui suoi canali social dopo la lettura della sentenza di condanna a sei anni di prigione. "A dicembre del 2023 non sarò candidata a nulla, né a presidente né a senatore", ha aggiunto, sottolineando che quindi non godrà di nessuna immunità. "Preferisco andare in prigione che essere una marionetta di questa mafia e di questo Stato parallelo - ha concluso - e questo sempre e quando a qualcuno non gli venga in mente di provare a spararmi di nuovo, perché è così che vogliono vedermi: in prigione o morta".  

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