• Xi: 'Dalla Cina trasparenza, no ad un'indagine subito'. Gli Usa attaccano ancora l'Oms

Xi: 'Dalla Cina trasparenza, no ad un'indagine subito'. Gli Usa attaccano ancora l'Oms

Il presidente cinese: 'Inchiesta solo quando la pandemia sarà sotto controllo'. Il ministro americano della Sanità: 'L'Organizzazione ha fallito'

L'Oms è "un burattino della Cina": lo ha detto il presidente americano Donald Trump alla Casa Bianca.  Trump ha annunciato che prenderà presto una decisione sui contributi Usa all'Oms e che sta pensando di ridurli a 40 milioni di dollari ma qualcuno pensa che siano troppi. La cifra evocata sarebbe circa un decimo dei fondi versati annualmente dagli Stati Uniti. Trump ha riferito che prende l'idrossiclorochina (un anti malarico, ndr) "da oltre una settimana e mezzo". "Una pillola al giorno, cosa c'è da perdere", ha detto alla Casa Bianca, aggiungendo di essere testato ogni due giorni e di esser sempre stato negativo al coronavirus.


Si rinnova lo scontro fra Stati Uniti e Oms, in occasione della 73esima assemblea dell'Organizzazione, la prima virtuale nella storia dell'agenzia, apertasi oggi e che durerà sino a domani. E si apre anche un fronte sulla proposta di una risoluzione avanzata dai 27 dell'Ue e appoggiata da decine di Paesi membri (116, fa sapere la viceministra degli Esteri Marina Sereni, tra cui Russia, India, Giappone, Regno Unito, Canada e Indonesia) per un'inchiesta indipendente sulle origini del coronavirus.

Alcuni Paesi nel mondo "hanno ignorato le indicazioni dell'Oms" sulla pandemia, ha notato il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres. "Il Covid-19 - ha aggiunto - deve essere una sveglia. Non c'è stata molta unità nella risposta al virus e adesso stiamo pagando un prezzo alto. Ora ci vuole uno sforzo unitario per aiutare i Paesi più fragili".

"La Cina ha agito con trasparenza e rapidità, fornendo tutte le informazioni in tempo utile e aiutando con tutti i mezzi i Paesi che ne avevano bisogno" nell'emergenza coronavirus. Lo ha detto il presidente cinese Xi Jinping. "Ci vorrà un'indagine esaustiva sul Covid-19 basata su scienza e eseguita con professionalità - ha sottolineato il presidente - ma solo quando l'emergenza sarà sotto controllo". Xi ha anche annunciato che la Cina donerà "2 miliardi di dollari" all'Organizzazione per combattere il coronavirus e che, se Pechino dovesse trovare un vaccino contro il Covid-19, ne farebbe "un bene pubblico mondiale".

"L'Oms ha fallito in modo clamoroso nel fornire le informazioni sulla pandemia e questo non può accadere di nuovo. L'Oms deve cambiare e diventare più trasparente", ha attaccato il ministro americano della Sanità Alex Azar, annunciando il sostegno degli Usa ad "un'inchiesta indipendente sull'operato" dell'agenzia dell'Onu. "Il fallimento della risposta alla pandemia da parte dell'Oms costa molte vite umane", ha rincarato Azar, ribadendo la tesi del presidente Donald Trump secondo cui i vertici dell'organizzazione non sono stati tempestivi nel dare l'allarme a causa delle pressioni della Cina.

"I Paesi che si muovono troppo veloci, corrono un rischio vero di ostacolare la loro ripresa", ha quindi affermato il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, riferendosi alle aperture messe in atto dopo i lockdown per la pandemia di coronavirus. "La maggior parte della popolazione mondiale è ancora in pericolo, il rischio è alto e la strada è ancora lunga", ha sottolineato. "I Paesi che stanno meglio sono quelli che hanno applicato tutte le misure, non esiste la bacchetta magica, non esiste una panacea", ha detto aggiungendo che "il virus è veloce e fatale. Si muove come un incendio. Dobbiamo trattarlo con attenzione e rispetto". Sul tema indagine, infine, Ghebreyesus ha concluso: "Avvierò un'inchiesta indipendente al primo momento opportuno per valutare l'esperienza e le lezioni imparate e per fare alcune raccomandazioni su come migliorare la preparazione nazionale e globale alla pandemia".

"Abbiamo il dovere collettivo di essere efficaci. E solo se uniamo le forze potremo sconfiggere questa pandemia. Abbiamo bisogno di un Oms forte e l'Oms siamo noi, gli Stati membri", ha detto invece il presidente francese Emmanuel Macron. "Finché il virus sarà una minaccia per qualcuno, resterà una minaccia per tutti", ha aggiunto Macron, ricordando lo sforzo dell'Unione europea per dare "una risposta forte" all'emergenza.

L'assenza di Taiwan

I Paesi membri dell'Organizzazione hanno deciso all'unanimità di rinviare la discussione sulla presenza di Taipei ad un altro
evento, nei prossimi mesi. Questa volta, infatti, Taiwan non ha ricevuto un invito formale da osservatore, come in passato, a causa delle pressioni della Cina. "Nonostante i nostri sforzi e un livello senza precedenti di supporto internazionale, Taiwan non ha avuto un invito a partecipare", ha detto il ministro degli Esteri Joseph Wu, aggiungendo di aver accettato di rimandare l'esame della questione alla fine dell'anno.

Taiwan aveva fatto pressioni per prendere parte all'organo decisionale dell'Oms, l'Assemblea mondiale della sanità (Wha), volendo condividere l'esperienza di successo nella lotta al coronavirus, avendo riportato solo 440 casi e 7 decessi grazie al lavoro di diagnosi e prevenzione. "Il ministero degli Esteri esprime profondo rammarico e forte insoddisfazione per il fatto che l'Organizzazione mondiale della sanità abbia ceduto alle pressioni del governo cinese e continui a ignorare il diritto alla salute dei 23 milioni di persone di Taiwan", ha aggiunto Wu.

Sia l'Oms, sia la Cina hanno ribadito che l'Isola ha ricevuto aiuti e informazioni durante la pandemia: fatti che Taipei ha fortemente contestato. Gli Usa, che hanno congelato i pagamenti all'organizzazione di Ginevra definita fra l'altro da Donald Trump troppo filo-cinese, si sono scontrati con la Cina sul rifiuto opposto alla presenza di Taiwan all'assemblea, possibile secondo Pechino solo con il previo riconoscimento del principio della "Unica Cina", ritenendo l'isola parte del suo territorio destinato alla riunificazione anche con l'uso della forza. Taiwan ha avuto lo status di osservatore alle assemblea dal 2009 al 2016, ma è stata poi bloccata dal veto cinese dopo l'elezione alla presidenza dell'isola di Tsai Ing-wen, ritenuta una promotrice di politiche separatiste.

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