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Coronavirus: lo scandalo del 'prof lockdown' imbarazza il Regno

Polizia perdona Ferguson ma il caso si somma al record di morti

Un caso dopo l'altro, uno scandalo in più, un motivo d'imbarazzo che si aggiunge ai precedenti. La Gran Bretagna di Boris Johnson, sotto tiro oggi a Westminster sul nuovo record europeo di morti causati nel Paese dall'epidemia, è costretta a fare ora i conti anche con la vicenda boccaccesca che ha travolto Neil Ferguson: teorico del lockdown e salvatore della patria nelle settimane delle esitazioni del governo Tory sulla strategia iniziale anti Covid-19, forzato a dimettersi da consulente di Downing Street dopo essere stato stanato dal Daily Telegraph a violare, in incontri clandestini con l'amante, le restrizioni da lui stesso raccomandate e ottenute per milioni di britannici.

'Il professor lockdown', luminare 51enne di modelli matematici applicati all'epidemiologia presso l'Imperial College di Londra, si è cosparso il capo di cenere, riconoscendo il proprio "errore di giudizio".

Da oggi in poi, inevitabilmente, non siederà più fra gli scienziati del Sage (Scientific Advisory Group for Emergencies), riservatissimo consesso di esperti chiamato a orientare le decisioni politiche sulla pandemia. E può ringraziare Scotland Yard se non gli toccherà l'onta di un'indagine o di una multa, visto che la polizia - a cui il governo si era rimesso - ha ritenuto alla fine sufficiente una ramanzina sul suo comportamento "francamente deplorevole".

L'ombra in ogni caso resta. "Sono senza parole", ha commentato il ministro della Sanità, Matt Hancock, definendo le dimissioni "una decisione giusta" e cercando di salvare il salvabile in difesa della credibilità del lockdown: strumento tuttora vitale - nelle parole di Hancock, come in quelle dell'ultimo messaggio a capo chino di Ferguson - in un Paese che conta ormai 30.076 decessi certi, dopo aver superato l'Italia in Europa, ed è secondo al mondo solo agli Usa in cifra assoluta.

Il cattivo esempio attribuito allo scienziato che con le sue stime potenziali da 250.000 morti aveva convinto a metà marzo Johnson a rompere gli indugi, e a lasciar stare le elucubrazioni di altri consiglieri sulle speranze d'un corto circuito verso la cosiddetta immunità di gregge, rischia del resto di pesare non poco. Mentre sul web già circolano interrogativi e qualche teoria del complotto sul cui prodest di un'inchiesta - fin troppo precisa e intrusiva sui dettagli degli incontri privati dell'accademico con la partner fedifraga - che taluni sospettano possa essersi giovata delle soffiate di chissà chi; magari a favore di qualcuno colpito negli interessi dal lockdown e deciso a eliminare un puntello a sostegno della prudenza del nuovo BoJo, reduce dall'odissea personale della rianimazione, sui tempi e i limiti di una Fase 2 di alleggerimento delle restrizioni che il premier conta d'iniziare a rendere operativa da lunedì, ma a piccoli passi.

Poiché "un allentamento prematuro tale da innescare un secondo picco sarebbe un disastro", ha rimarcato nel giorno del ritorno post-guarigione in Parlamento, coinciso con l'ammissione di "un amaro rammarico" per il numero di morti nelle case di riposo, a lungo sfuggite ai radar dei conteggi. Un disastro che il neoleader dell'opposizione laburista Keir Starmer del resto già gli rimprovera e gli ha contestato nel primo Question Time faccia a faccia ai Comuni: domandandogli come "si sia potuti arrivare" oltre 30.000 decessi tanto in fretta; e "come in nome del cielo sia possibile definire questo un successo", secondo quanto rivendicato dal premier conservatore per lo schivato timore di un sovraffollamento negli ospedali. La verità - ha incalzato Starmer, grigio ma chirurgico nel suo stile da ex inquirente della procura della Corona - è che il governo si è mosso "tardi sul lockdown, tardi sui test, tardi sul tracciamento delle persone, tardi sui dispositivi di protezione individuale" a medici e infermieri. Non per colpa, ma nonostante il reprobo Ferguson.

   

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