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Catalogna: resta in cella Junqueras, liberi 6 ex 'ministri'

Il giudice ha negato la rimessa in libertà adducendo un rischio di reiterazione del reato e perché ritiene le loro azioni direttamente vincolate con una esplosione di violenza

Il Tribunale supremo spagnolo ha deciso di mantenere in detenzione il vicepresident catalano destituito Oriol Junqueras e i 'due Jordi', Sanchez e Cixart, e di rimettere in libertà sei dei sette ex 'ministri' detenuti con una cauzione di 100mila euro e disponendo per loro il ritiro dei passaporti.

Raul Romeva, Carles Mundò, Dolors Bassa, Meritxell Borràs, Jordi Rull e Josep Turull non potranno uscire dal territorio spagnolo e dovranno presentarsi ogni settimana in tribunale. 

Il giudice Pablo Llarena ha negato la rimessa in libertà anche dell'ex-ministro degli interni Joaquim Forn e dei due Jordi', Sanchez e Cixart, adducendo per tutti "un rischio di reiterazione del reato", ritenendo "le loro azioni direttamente vincolate con una esplosione di violenza". Il fronte indipendentista ha sempre rilevato che il 'processo' è stato esclusivamente pacifico e democratico e considera i 10 leader incarcerati "detenuti politici" dello stato spagnolo.

Il capolista di Podemos e di En Comù alle elezioni catalane del 21 dicembre Xavier Domenech ha definito "assolutamente ingiusta" la decisione del tribunale supremo spagnolo di mantenere in carcere l'ex vicepresident Oriol Junuqeras a tre altri leader indipendentisti detenuti. Il leader e capolista dei socialisti catalani Miquel Iceta ha parlato di una "cattiva notizia" e ha definito "sproporzionata" la detenzione dei dirigenti secessionisti.

Intanto a Bruxelles è in corso una udienza sulla richiesta di estradizione spagnola per il president Carles Puigdemont e 4 ministri in esilio. In ogni caso, grazie a tutti i possibili ricorsi, gli avvocati dei catalani contano di riuscire a rimanere in Belgio anche oltre il 21 dicembre, data delle elezioni in Catalogna. Puigdemont e gli altri ministri catalani sono accusati in Spagna di malversazione, disobbedienza, ribellione, storno di fondi pubblici, corruzione e sedizione. Nel corso di una prima udienza lo scorso 17 novembre, la procura di Bruxelles ha chiesto l'esecuzione del mandato d'arresto, seppure con formulazioni giuridiche diverse, date le differenze tra il sistema spagnolo e quello belga. Oltre ai numerosi giornalisti, davanti al tribunale è arrivato anche un drappello di manifestanti catalani.

La camera del consiglio di Bruxelles deciderà sull'estradizione del presidente catalano destituito Carles Puigdemont il 14 dicembre. Lo hanno annunciato i suoi avvocati. "Non c'è nessuna decisione", ha spiegato uno degli avvocati di Puigdemont dopo l'udienza odierna, dove, ha riferito, "oggi il procuratore ha ripetuto le sue richieste di esecuzione del mandato di arresto europeo verso la Spagna". Ma gli avvocati dell'ex presidente catalano hanno sostenuto che "non ci doveva essere e che non ci sarà nessuna estradizione verso la Spagna perché riteniamo che i fatti contestati al governo catalano non siano punibili in Belgio", e che se Puigdemont e gli altri ex membri del governo esiliatisi in Belgio (Antoni Comin, Meritxell Serret, Clara Ponsati e Lluis Puig) "fossero estradati in Catalogna, là ci sarebbe un rischio di violazione dei diritti fondamentali". Per questo, hanno concluso gli avvocati della difesa, "il giudice rifletterà e prenderà la sua decisione il 14 dicembre

 

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