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Turchia al voto, Erdogan: "Pensate alle vostre elezioni"

Dopo lettera-appello media internazionali e critiche Economist. Alle urne 55 milioni turchi,già record voto estero. In lizza 16 partiti, soglia sbarramento record al 10%

"Che ve ne importa? Pensate alle elezioni nei vostri Paesi". Così il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha risposto a Istanbul agli allarmi sulla libertà di stampa in Turchia sul voto anticipato di oggi, allarmi giunti da parte di diversi media internazionali.

"Se la nostra nazione sceglierà un governo monocolore, creerà i presupposti per un ritorno al clima di stabilità e fiducia che abbiamo vissuto per 13 anni". Le parole di Erdogan ricalcano i discorsi che i turchi tante volte gli hanno sentito fare dopo il voto del 7 giugno, che ha negato al suo Akp la maggioranza per governare da solo per la prima volta dal 2002. E in effetti, l'incertezza è oggi la sensazione prevalente in una Turchia vista per quasi un decennio come modello di stabilità e crescita dalle cancellerie occidentali.

Ad agosto 2014, Erdogan era diventato presidente dopo oltre 11 anni da premier. Ma da quando la sua cavalcata si è interrotta, il Paese è sprofondato nel caos con una rapidità che ha preso in contropiede analisti e diplomatici. L'economia che era il fiore all'occhiello del presidente e gli aveva garantito lo sguardo benevolo della finanza internazionale ha frenato di colpo, con la lira turca ai minimi storici contro euro e dollaro e gli investimenti privati fermi al palo. Il sud-est turco, avviato proprio da Erdogan sulla strada della normalizzazione, aprendo persino un canale diretto con il 'nemico della patria' in prigione Abdullah 'Apo' Ocalan, è ripiombato in un conflitto che non si vedeva così violento e profondo da almeno un ventennio. E poi, appena Erdogan ha perso il controllo assoluto del potere, è esplosa la crisi dei profughi siriani. Due milioni di persone che la Turchia era riuscita a contenere e ospitare fino a quest'estate, quando la sua costa egea si è affollata di barconi di disperati diretti in Europa. Insomma, a Istanbul come a Bruxelles Erdogan ha fatto sentire l'odore del caos, proponendo una sola via d'uscita: tornare a votare per i suoi.

"Rispetteremo i risultati che emergeranno dalle urne", ha promesso il presidente, finora super partes solo sulla carta. Ma ancora ieri il suo premier Ahmet Davutoglu è stato chiaro: "L'Akp rappresenta la stabilità. L'Akp è la sola speranza della Turchia". Secondo alcuni analisti, se domani dovesse ancora mancare l'obiettivo minimo del ritorno a un governo monocolore, gli scenari potrebbero essere ancora più catastrofici. Qualcuno non esclude neppure un terzo voto in primavera, anche se lo stesso Davutoglu ha suggerito che "la Turchia non lo tollererebbe". Qualsiasi decisione, però, alla fine dovrà passare dalle mani di un presidente che oggi sembra tenere in ostaggio un intero Paese. 

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