Iran, ambasciatore Israele: 'Spero che Europa mantenga coerenza'

'Terza Intifada? Nessuno la vuole'. 'Chi accoltella non può pensare di uscire vivo'

Gli affari sono affari ma, nel caso della prima visita in Europa del presidente iraniano Hassan Rohani, Israele si augura che l'Italia - insieme agli altri Paesi europei - sappia mantenere una posizione politica "molto coerente" verso Teheran, non dimenticandosi il ruolo "destabilizzante" dell'Iran in Medio Oriente, le continue minacce di distruzione dello Stato ebraico e le violazioni dei diritti umani. Rohani sarà il 14 e il 15 novembre prossimi in Italia, prima tappa di un suo viaggio europeo che lo porterà poi anche a Parigi. A Roma, oltre al presidente Mattarella e al premier Renzi, incontrerà papa Francesco, come confermato dall'ambasciata iraniana presso la Santa Sede, e sarà il secondo capo di Stato della Repubblica islamica - dopo Mohamed Khatami nel 1999 - a varcare il Portone di Bronzo vaticano.  "Capisco il desiderio di ciascuno di fare affari, ma spero che in Europa ciascuno sia molto coerente", ha sottolineato l'ambasciatore israeliano a Roma Naor Gilon in un Forum all'ANSA con il direttore Luigi Contu. 

L'Iran, ha spiegato Gilon, è un elemento "destabilizzante" in Medio Oriente e l'accordo sul nucleare iraniano aggrava "l'instabilità" in quanto, senza eliminare le capacità e le strutture degli ayatollah per costruire una bomba atomica, libera Teheran da pressioni economiche e militari. L'ambasciatore si è detto tra l'altro assolutamente contrario ad invitare l'Iran al tavolo delle trattative sulla Siria, come avverrà già domani a Vienna. "Ciò significa fra l'altro - ha detto - considerare Assad (sostenuto da Teheran) parte della soluzione, mentre è invece parte del problema". L'ambasciatore israeliano ha sottolineato poi come "ogni settimana" esponenti di alto livello iraniani ripetano che il loro obiettivo è la distruzione dello Stato ebraico, ha ricordato il ritmo di mille esecuzioni capitali all'anno in Iran, e la persecuzione di minoranze religiose, come i Baha'i, di cui non è tollerata l'esistenza. "Spero e mi aspetto che tutti questi temi siano posti nei colloqui con Rohani", ha sottolineato. 

Quanto al nuovo ciclo di violenza scoppiato in Israele e nei territori, Gilon ha affermato di ritenere che non si possa parlare di Terza Intifada e che, anzi, gli assalti e le aggressioni "siano sempre più limitati". "Nessuna delle parti in campo vuole una Terza Intifada", anche se rimane a suo avviso l'incognita di una nuova generazione di palestinesi cresciuta nella "cultura dell'odio" antiebraico: l'80% dei palestinesi "nutre sentimenti antisemiti", ha ricordato. "E quando lo scontro si trasforma in etnico e religioso, è molto più difficile trovare una soluzione". Solo nei luoghi controllati da Israele, ha aggiunto l'ambasciatore,"tutti possono pregare liberamente". Anche per tale motivo, Gilon ha criticato il tentativo dell'Unesco, "accantonato all'ultimo momento" ma "su cui l'Italia si stava astenendo", di passare una mozione per riportare lo status quo religioso di Gerusalemme a prima del 1967, ovvero a quando gli ebrei non potevano andare a pregare al Muro del Pianto, che era sotto controllo giordano. L'ambasciatore ha comunque ribadito che Israele si impegna a rispettare e a difendere il fatto che
sulla Spianata delle Moschee possano pregare solo i musulmani. Gilon ha difeso, d'altro canto, l'esercito israeliano quando spara sugli accoltellatori. "Non c'è alternativa" per fermarli, ha spiegato. Del resto, "chi si appresta ad accoltellare un militare o un civile israeliano non può non prendere in considerazione la possibilità di non uscirne vivo".

Tracciando infine un bilancio dei suoi anni di ambasciatore a Roma, Gilon ha parlato di "ottimi rapporti" tra Italia e Israele ed ha elogiato la collaborazione su Expo: "Tutto ha funzionato molto bene". "In Italia sono stato viziato. Sarà difficile scegliere un'altra destinazione per me", ha scherzato poi riferendosi alla scadenza del suo mandato nell'estate del 2016. Quanto a Fiamma Nirenstein, giornalista ed ex parlamentare del Popolo della Libertà indicata già come suo successore, Gilon si è limitato a dire che "la doppia nazionalità per un ambasciatore israeliano è permessa in molti Paesi. Non è niente di irregolare, come norma generale".
 

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