Capek, se Dio arriva davvero tra noi

Divertente romanzo ironico e paradossale dell'autore di 'R.U.R.'

(ANSA) - ROMA, 13 SET - KAREL CAPEK, ''LA FABBRICA DELL'ASSOLUTO'' (VOLAND, pp. 246 - 16,00 euro - A cura di Giuseppe Dierna)

Karel Capek è noto soprattutto come autore di ''R.U.R.'', romanzo del 1921 in cui si ipotizza la nascita dei Robot, che da allora avranno questo nome, che dovrebbero sostituire l'uomo nel lavoro e nelle imprese di fatica, ma il cui potere tende ad allargarsi molto. Terminato di scrivere quel libro più o meno profetico, mette mano a un altro racconto distopico più satirico e iperbolico, ambientato tra il 1943 (senza poter immaginare come sarebbe stata ridotta allora l'Europa) e il 1953, intitolato ''La fabbrica dell'Assoluto'' che esce a puntate settimanali su un quotidiano praghese e pubblica completo nel 1922.

L'idea è quella di un motore atomico, un Carburatore, come lo chiama, estremamente economico, perché funziona disintegrando la materia, per esempio un pezzo di carbone e consumandolo tutto in tempi lunghissimi. Ma consumata la materia, ed è qui il gioco micidiale e comico di Capek, resta come residuo, liberato dal suo contenitore, quel Dio, quell'Assoluto invisibile e impalpabile, puro spirito che è ovunque e in ogni cosa. Uno spirito inevitabilmente positivo e, diciamo, cristiano che spinge chi è nelle vicinanze a essere buono, a occuparsi degli altri e magari spogliarsi di tutto.

Naturalmente una forza motrice così a buon mercato ha un successo eccezionale e carburatori di diverse dimensioni vengono montati ovunque, dal motore di una draga sul fiume, che diventa una specie di santuario con gli addetti che levitano a due metri dal suolo facendo miracoli, all'illuminazione di una città come Praga, e poi si diffonde in tutta Europa. La Chiesa cattolica è prima spiazzata da tanta santa libertà e ne contesta la divinità per arrivare poi, quando il tutto è incontenibile, a deificare questo Assoluto e cercare di farlo cosa sua.

All'inizio l'influenza religiosa che nasce dal lavoro dei carburatori è relativa agli uomini, compresi gli impiegati di banca che regalano i soldi ai clienti, mentre il proprietario e presidente della società che li produce, G.H. Bondy, fa i salti mortali per difendersi e tenersi lontano, avendone capito le potenzialità ''pericolose'' grazie alle rivelazioni dell'inventore, Ruda Marek, laico e scettico, che per sfuggire alla situazione si ritirerà su un monte. Successivamente questo Assoluto, che essendo tale e infinito non ha alcun senso della misura, passa, nella realtà industriale d'inizio Novecento, dall'essere creatore all'essere produttore e far lavorare all'infinito e anche senza operai le fabbriche, che sfornano quantità incredibili e inarrestabili di merce (anche queste, sorta di robot autonomi che prendono il potere nelle proprie mani), che perde così ogni valore ed è talmente tanta che è anche intrasportabile e indistribuibile. Il mondo rischia di andare in malora e come si uscirà da una simile situazione lo lasciamo alla curiosità del lettore, che conoscerà il populismo di chi ''insegue gli slogan più estremi, quelli che hanno maggior consenso'' e vedrà il mondo rimescolarsi con la Cina che negli anni '50 diventa protagonista.

Capek racconta tutto, mettendo anche in gioco il ''cronachista'' narratore che si scusa di certe sue limitazioni, da vari punti di vista e diverse situazioni con quello sguardo profondamente ironico e limpido assieme cui ci ha abituato tanta letteratura ceca, da Hasek a Hrabal, capace di guardare ai grandi rivolgimenti anche dal tavolo di una birreria e con gli occhi dell'uomo qualunque, rivelando quanto di parodistico esista in tutto ciò che di grande e minimo fa l'uomo.

Dierna, oggi forse il lettore più attento e curioso della letteratura ceca, con un amore appreso dal suo maestro Ripellino, introduce il romanzo e il lavoro di Capek inserendolo in un certo filone apocalittico del tempo, da ''La ricerca dell'Assoluto'' di Balzac di quasi un secolo prima a ''Gli ultimi giorni dell'umanità''di Kraus e ''La nube purpurea'' di Shiel, passando per i romanzi di Wells, tutto con un coinvolgente spirito giocoso e mille acute e gustose osservazioni pur in una costruzione da feuilleton, come è definito il romanzo già in copertina di questo volume, arricchito da disegni originali dello stesso Capek.

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