Piketty, capitale e ideologia per una società al bivio

Come costruire un futuro diverso contro diseguaglianze

(THOMAS PIKETTY " CAPITALE E IDEOLOGIA", La Nave di Teseo, pp.1232, euro 25) Più di 1.200 pagine che raccontano come la società sia arrivata ad un bivio che impone di trovare la strada per ridurre le sempre crescenti disuguaglianze. Un percorso obbligato per non rischiare di vedere crollare l'intero edificio politico e sociale. Arriva in libreria in Italia, pubblicato dalla Nave di Teseo, il nuovo monumentale saggio di Thomas Piketty, seguito ideale di quel "Il capitale nel XXI secolo", scritto dall'economista francese nel 2014, tradotto in 40 lingue e venduto in 2,5 milioni di copie. Piketty traccia una storia globale delle diseguaglianze, delineate come componenti strutturali delle nostre società -da combattere pena lo sgretolamento delle democrazie-, sottolinea la possibilità di scelta per una costruzione diversa del futuro e lo fa rivalutando anche il ruolo delle ideologie.
    Alla base una convinzione ben precisa : la diseguaglianza non è provocata dall'economia ma dalla politica e dall'ideologia e proprio per questo però è possibile intraprendere un' altra strada . Una sfida, quella di Piketty, che si basa sulla possibilità di scegliere come costruire il nostro futuro. Fondamentale in questo percorso il ruolo di una politica fiscale giusta e progressiva, quello dell'istruzione ed il concetto di condivisione, di saperi e poteri.
    "Se si sostiene che non esista nessuna alternativa credibile all'attuale organizzazione socioeconomica e alle disuguaglianze tra le classi, non deve sorprendere che le speranze di cambiamento vengano riposte nell'esaltazione della sovranità territoriale e delle identità regionali e nazionali", dice Piketty analizzando i fenomeni politici degli ultimi anni tra i quali quello del "socialnativismo" (dedicando anche un capitolo all' Italia) e mettendo in guardia dai danni 'enormi' che che potrebbero provocare nell'attuale conteso europeo l'arrivo al potere dei socialnativisti .
    "Il genere umano vive oggi in condizioni di salute mai godute prima ; lo stesso vale per l'accesso all'istruzione e alla cultura" premette l'economista ma "se c'è una lezione da apprendere dalla storia mondiale degli ultimi tre secoli, questa è che il progresso non è lineare" dice Piketty, secondo il quale " media e i cittadini accettano troppo acriticamente l'esperienza dell'economista, che è molto limitata, e non cercano di formarsi un'opinione indipendente su salari, profitti, tasse, debito, commercio e capitale". Ma "sono problemi che non si possono ignorare, per l'esercizio della sovranità democratica. La complessità di questi problemi non ne giustifica affatto la delega a una ristretta casta di specialisti: è vero il contrario. La loro complessità è tale, che solo un ampio dibattito collettivo, basato sui ragionamenti, sulle esperienze e sui percorsi di tutte e di tutti, potrà consentirci di sperare in qualche progresso verso una loro risoluzione". L'intento, dice Piketty, non è quello di orientare o convincere della bontà di una tesi ma di aprire una discussione ed "ha -dice-un solo scopo fondamentale : contribuire alla riappropriazione, da parte dei cittadini, del sapere economico e storico". (ANSA).
   

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