La paura delle malattie, psicoterapia breve e strategica

Bartoletti, col Coronavirus assistiamo a pandemia informativa

   ALESSANDRO BARTOLETTI / GIORGIO NARDONE, LA PAURA DELLE MALATTIE. PSICOTERAPIA BREVE STRATEGICA DELL'IPOCONDRIA (Ponte alle Grazie, pp.331, 16.80Euro). "Quello a cui stiamo assistendo è una pandemia informativa: la comunicazione catastrofizzante di questi giorni suggestiona la massa. E' un assedio dell'informazione, che non viene modulata né sanzionata negli eccessi allarmistici. Questo produce un danno sociale ed economico: il Paese rischia di fermarsi".
    Secondo Alessandro Bartoletti, psicologo e psicoterapeuta, autore nel 2018 insieme a Giorgio Nardone del libro "La paura delle malattie" (Ponte alle Grazie), gli organi di informazione hanno dunque una buona dose di responsabilità nel clima di emergenza che si respira in questi ultimi giorni per la diffusione in Italia del Coronavirus. Ora, che stiamo già toccando con mano quanto la paura sia capace di stringere in una morsa le persone, a prescindere dall'età, dalla professione e dal livello di istruzione, potrebbe essere utile leggere questo libro, strutturato come un manuale scientifico ma accessibile, proprio per cercare di recuperare razionalità mentre il terrore dilaga. "Dare un'importanza totalizzante a una singola notizia focalizza lì la percezione di tutti. Si legge ovunque di contagi e morte, con titoli come vade retro virus e il morbo è tra noi: perché quindi non dovremmo avere paura? E' un fenomeno naturale, dovuto al fatto che tutti hanno paura", spiega Bartoletti intervistato dall'ANSA, "se molti giornalisti rispettano la deontologia, altri lavorano male e procurano allarme ma non vengono né bloccati né puniti. Servirebbe un'educazione giornalistica oppure fare come si fa a Singapore, dove non c'è stata alcuna psicosi di massa perché il governo gestisce ogni aspetto della comunicazione".
    Tuttavia il virus esiste, e dobbiamo trovare un modo per farci i conti. "Non voglio essere frainteso, non bisogna sottovalutare il fenomeno. Però se la comunicazione è impostata tutta sul pericolo, è impossibile non generare panico", afferma, "dopo il sensazionalismo iniziale bisogna necessariamente ridimensionare, è il primo passo".
    Dopo aver descritto la sindrome ipocondriaca in tutte le sue varianti, nel libro i due autori dimostrano come la Psicoterapia Breve Strategica possa essere utile per uscire in breve tempo dai circoli viziosi della paura delle malattie. Intanto, c'è qualcosa che le persone possono fare ora per contrastare la paura del Coronavirus? "Il primo aspetto è la gestione personale dell'emotività: se si ha paura, sarebbe meglio adottare una sorta di rituale monastico, evitando di parlare e di sfogarsi.
    Infatti, più parlo della paura più la metto al centro, a livello percettivo, della mia attenzione", spiega, "poi c'è da affrontare l'aspetto comportamentale, perché le nostre percezioni sono influenzate anche dal nostro comportamento. Se mi comporto come se la catastrofe fosse imminente, questo determina la mia percezione. Ciò non significa che non serva prevenire, ma solo che non bisogna adottare comportamenti patologici, come prendere d'assalto i supermercati o le farmacie". Ma da cosa nasce questa ipocondria esagerata, sempre dalla paura della morte? "Di fondo collegata all'ipocondria c'è sempre la paura della morte, ma non solo, perché c'è da considerare anche l'effetto di suggestione di massa", afferma, "si entra in risonanza emotiva con la paura dell'altro e questo è un fenomeno arcaico, un meccanismo di difesa funzionale".
    Nessuna previsione è ovviamente possibile, ma secondo lei si può provare a quantificare il picco di questa crisi? "Non posso fare previsioni su quando finirà questa fase di allarmismo, ma certo è che l'uomo si abitua a tutto e impara a vivere anche in situazioni di crisi permanente, ricostruendo la propria quotidianità. In genere la paura scema in un periodo compreso tra le due settimane e i due mesi: credo che il fenomeno si sgonfierà e finalmente si darà spazio anche alle altre realtà che ci circondano". E aggiunge: "L'unica cosa che possiamo fare ora concretamente è restare focalizzati su se stessi". (ANSA).
   

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