Urbinati, Io, il popolo

Analisi del populismo che logora la democrazia dall'interno

NADIA URBINATI, IO, IL POPOLO. COME IL POPULISMO TRASFORMA LA DEMOCRAZIA (il Mulino, pp.340, 24 euro). La faziosità per sviluppare una retorica "in negativo" e far sì che la parte "giusta" prenda il posto di quella "sbagliata"; il maggioritarismo, che identifica il principio di maggioranza con il potere di una maggioranza; il "dux cum populo"; l'antipartitismo. Sono questi gli elementi che caratterizzano il fenomeno globale del populismo secondo Nadia Urbinati, autrice di "Io, il popolo", edito da il Mulino.
    Professoressa di Teoria Politica alla Columbia University di New York, Urbinati analizza con grande acume la democrazia populista e come essa abbia cambiato lo scenario della politica attuale, in una prospettiva italiana e internazionale. In pagine illuminanti, chiare e densissime di concetti e di informazioni, la tesi sposata dalla politologa è che il populismo non sia votato necessariamente all'opposizione e incapace di governare: al contrario, esso "è una nuova forma di governo rappresentativo: ma una forma sfigurata" e rappresenta "un esito del malfunzionamento della democrazia dei partiti". Il punto da cui partire dunque è che il populismo non si colloca fuori la democrazia, ma dentro di essa, e non vuole rovesciarla: non è una forma dittatoriale, ma una variante del governo rappresentativo basata su specifiche peculiarità.
    Da Trump a Salvini a Grillo, quello che abbiamo compreso osservando il contesto politico attuale è che il populismo ha bisogno di un leader configurato come capopopolo: è questa figura carismatica che opera una divisione netta, anzi una contrapposizione, tra establishment (la classe politica improduttiva e "parassita", incapace di rispondere alle esigenze della gente) e il popolo ormai impoverito e insoddisfatto che guarda alle istituzioni e ai partiti con totale sfiducia. Il leader, la cui specifica modalità comunicativa lo fa stare sempre in campagna elettorale, si identifica con il popolo, ne prende il linguaggio e l'atteggiamento. Obiettivo dei populisti è abbattere il sistema dei partiti e portare a compimento "la disintermediazione del processo politico e la semplificazione del gioco politico (il bipolarismo, il mito del maggioritarismo)". In questo un aiuto arriva dalla pervasività di Internet, "strumento che può sostituire l'organizzazione di partito nella costruzione del potere populista".
    Urbinati ribadisce che comprendere il populismo ci è utile perché esso sta cambiando la democrazia, trasformandone le procedure, le istituzioni e le pratiche: non serve demonizzarlo né essere catastrofisti, ma prendere sul serio questo fenomeno perché è sintomo di un malessere reale vissuto dai cittadini.
    Del resto, spiega l'autrice, la democrazia non ha mai avuto vita facile fin dalla sua nascita, è stata minacciata e a volte rovesciata dai totalitarismi: ma è improduttivo parlare di "crisi" o "morte" della democrazia. Serve invece dare nuova forza ai corpi intermedi, ricostruire i partiti organizzati, recuperare trasparenza nella politica: "per far fronte alle critiche populiste - afferma Urbinati - i democratici dovrebbero intervenire nel merito delle argomentazioni costituzionali e politiche del populismo, invece di demonizzarle, e rivedere alcune fondamentali regole del gioco in modo da restituire potere decisionale ai cittadini e permettere loro di esercitare un controllo più stringente sui loro rappresentanti". (ANSA).
   

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