La poliziotta tra vino e verità

Con 'Mercato nero" di Gian Mauro Costa torna l'agente Mazzola

 GIAN MAURO COSTA, 'MERCATO NERO' (SELLERIO, PP. 259, 14 EURO).  La gente non si aspetta che il nigeriano Jamal possa correttamente usare il congiuntivo o che possa parlare un buon italiano. E lui non la delude: coniuga i verbi all'infinito, fa qualche errore qua e là, come si addice a un vero migrante. Ma l'"esibizione" di Jamal si ferma davanti ad Angela Mazzola, la poliziotta dell'antirapina prestata alla squadra omicidi della questura di Palermo per risolvere il complicato caso dell'omicidio di un aristocratico quarantenne col pallino dell'antiquariato. La poliziotta torna in "Mercato nero", ultimo romanzo di Gian Mauro Costa, dopo aver esordito nel fortunato "Stella o croce". Lo fa col suo abituale protagonismo da outsider che chiama in causa altri outsider, come Jamal, appunto, cameriere al Benin Cafè di Ballarò, dove è avvenuto l'omicidio e dove la mafia nigeriana si scambia favori con quella indigena. Jamal è un giovane ben istruito che non conosce l'omertà, ancora radicata in una Palermo che contempla crimine e bellezza con pari indifferenza.
    Attraverso il suo fondoschiena, Angela dimostra la correttezza dell'assunto di Oscar Wilde, e cioè che l'unico equilibrio possibile tra arte e natura risiede in quella parte del corpo. La ragazza, rossa di capelli, mostra una vaga consapevolezza delle sue doti fisiche e nelle vicende di sesso è più vicina ad Humphrey Bogart che a Ingrid Bergman. Di lei sappiamo che ha la passione per il buon cibo e il buon vino (su tutti vince un sicilianissimo vitigno, il Perricone) e un'avversione verso le quattro ruote. Nutre riconoscenza nei confronti del suo motorino (un Liberty che si rivela un efficace strumento di lavoro) e disinteressato affetto verso la sua labrador Stella, insieme alla quale gode del quartiere Acquasanta, del suo porticciolo turistico davanti al quale abita in una casa a poco prezzo ma con terrazzo panoramico.
    La storia si svolge attorno all'omicidio di Ernesto Altavilla che scuote la città: la sua è una famiglia che conta e il contesto (il popolare mercato di Ballarò), oltre alla modalità (un colpo d'arma da fuoco talmente preciso e chirurgico da sembrare una pallottola vagante), rendono difficilissime le indagini. E allora Lucio Milazzo, il capo di Angela, chiama la poliziotta, in ferie a Torino, e le chiede di tornare al lavoro e accettare il "prestito" alla omicidi. Per talento e giovinezza, Angela ha le carte in regola per entrare nel quartiere e nel giro dei locali notturni, senza destare sospetti. Dopo un primo sopralluogo con un finto fidanzato, un collega, deciderà che è meglio fare da sola. E non ha torto, perché da un dettaglio - venuto fuori per la sua caparbietà e scaturito da una riflessiva solitudine - Angela riuscirà a mettere in fila i fatti. 
   

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