Arpaia, la Cia e il mistero Karamessines

Indagine e romanzo, come l'Italia fu privata di un grande futuro

(ANSA) - ROMA, 01 APR - BRUNO ARPAIA, ''IL FANTASMA DEI FATTI'' (GUANDA, pp. 278 - 19,00 euro).
    Sappiamo, ma non abbiamo le prove, come diceva Pier Paolo Pasolini di tanti misteri italiani. Ecco allora che può intervenire la letteratura a raccontare la realtà, la verità come fosse un romanzo (del resto 'romanzesca' è l'aggettivo che si userebbe in tal caso) mettendo comunque insieme una serie di personaggi e fatti storici reali, perché, come dice Javier Carcas a Bruno Arpaia, ''le uniche storie che vale la pena raccontare sono quelle che non si possono raccontare''. Arpaia, incuriosito dalla sfuggente e misteriosa figura di Thomas Karamessines detto il Greco, uno dei personaggi di rilievo della Cia anni '60 e Capo della stazione di Roma, quindi lo fa con l'abilità narrativa e la scrittura chiara che gli è propria, per farci capire cosa avrebbe potuto essere il nostro paese se certi forti interessi stranieri, non solo americani, e certi politici non avessero operato per tagliargli le gambe economiche proprio in quel decennio del Novecento (solo 60 anni fa quindi) con il sabotaggio aereo in cui morì Enrico Mattei, le accuse di corruzione e peculato a Felice Ippolito e a Domenico Marotta che stavano provando a darci con lungimiranza l'indipendenza energetica e primati chimico-scientifici. A queste tre operazioni si aggiungono vari altri fatti, come il Piano Solo e De Lorenzo, e anche la morte in un incidente di Tchou, l'ingegnere che, alla Olivetti, aveva creato il primo pc al mondo.
    Nasce un intrigante metaromanzo che in capitoli alternati racconta da una parte i fatti, dall'altra la fiction, ''il fantasma dei fatti'', sempre secondo la sintesi di Cercas che suggerisce così il titolo del libro all'autore, di cui scopriamo la genesi e le lunghe ricerche, se le parti di diario personale, dei fatti, vanno dal 3 settembre 1978 al 9 aprile 2019, mentre veniamo a sapere tra l'altro che fu scritto in parallelo con ''L'energia del vuoto'', il suo giallo di vita reale che dà leggibilità a un coinvolgente, puntuale e divulgativo resoconto del giallo dei grandi misteri della fisica con le ricerche al Cern di Ginevra uscito nel 2011. C'è quindi un diario di riflessioni personali, di discussioni letterarie, di ricostruzioni storiche, di ricerche e incontri, di tante domande e letture per ricostruire la figura di Karamessines e quei fatti e quegli anni, cominciando col cercar di modificare l'idea semplicistica di chi si è formato nei movimenti degli anni '70 che la Cia fosse ''uno scatenato Moloch senza controlli, votato interamente al male, che operava nell'ombra'' sabotando governi o uccidendo, per legarla invece a un panorama più ampio e alla politica Usa, che in quegli anni vedeva i Kennedy al governo. E c'è il romanzo, fine, psicologico e d'atmosfera che cresce sino al bel finale a sorpresa che vede due importanti agenti dell'Agenzia che vanno inattesi a trovare nel Quebec il Greco, dove si è ritirato in incognito dopo aver lasciato il lavoro anni prima, quando si era trovato in disaccordo su alcuni metodi e decisioni, perché si ha paura venga chiamato a testimoniare dalla commissione d'inchiesta della camera degli Stati Uniti sugli assassinii di Kennedy e Luther King, dove, se non ebbe un ruolo, certo fu comunque coinvolto in qualche modo.
    E se solo questa parte basterebbe a soddisfare il lettore, è proprio nell'incrociarsi e nel riverberare dell'una nell'altra che il lavoro intellettuale ma anche emotivo e la lettura si arricchisce e inquieta, perché, come spiegava Gadda, interrogato sul neorealismo, le cose non mi valgono per se stesse, ''ma in una aspettazione, in un'attesa di ciò che seguirà, o in un richiamo di quanto li ha preceduti e determinati''. (ANSA).
   

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