Vassallo, con il Camilleri storico un sarcastico j'accuse

La Concessione del telefono, regia Roan Johnson su Rai1 il 23/3

ROMA - Le lettere del maldestro Filippo Genuardi, commerciante di legnami, sono "pompose, ricche di aggettivi e come di piaggeria, inviate in numero spropositato al prefetto Vittorio Marascianno per ottenere la linea telefonica". A raccontarlo in una conversazione telefonica all'ANSA è l'attore siciliano Alessio Vassallo protagonista de 'La Concessione del Telefono' in onda su Rai1 lunedì 23 in prima serata. Dopo il successo di La mossa del cavallo e La stagione della caccia, l'immaginifico mondo dei romanzi storici ambientati a Vigàta nato dalla magica penna di Andrea Camilleri (autore di tutti i libri sul commissario Montalbano) torna in tv, arena di una nuova avventura. Dietro la macchina da presa il regista anglo-pisano Roan Johnson (già regista de La Stagione della Caccia). Il film tv, tratto dall'omonimo romanzo del grande scrittore siciliano scomparso a luglio, è ambientato in Sicilia nella seconda metà dell'800, una produzione Palomar in collaborazione con Rai Fiction, prodotto da Carlo degli Esposti, Nicola Serra, Max Gusberti.

"Una storia che - prosegue Vassallo - nonostante il tono brillante ed esilarante, è un vero e proprio j'accuse sarcastico contro le storture e le contraddizioni della Sicilia e forse dell'Italia intera. E' stato interessante passare nella recitazione continuamente dai toni della commedia a quelli del dramma, della tragedia. Intreccia infatti insieme rappresentazione dei meandri della burocrazia e della rete del potere. Ogni volta che torno a girare a Vigata, (la seconda con un film tratto da un libro storico di Camilleri, le altre due con Il giovane Montalbano), è un'emozione indescrivibile, è come recarmi nell'isola che non c'è di Peter Pan. Anche se confesso a chi me lo chiede rispondo sempre che esiste davvero. Per me immergermi in queste storie, negli odori nei sapori che amo di questa regione. Poi ho avuto il privilegio di conoscerlo anni fa questo gigante, un uomo per il quale ogni definizione è riduttiva. Ogni sua storia è una lezione di vita, ogni parola pronunciata, qualcosa da non disperdere, ha sempre calato l'asso di poker, quanto ci manca".

Ne La Concessione del Telefono Alessio Vassallo indossa i panni di Pippo Genuardi specializzato nel mettersi nei guai. Genuardi - spiega Vassallo - pur non essendo di nobili origini, riesce a conquistare il cuore di Taninè Schilirò (Federica De Cola), la figlia dell'uomo più in vista del paese, che le viene promessa in sposa. Genuardi ha un problema ama le donne (quasi quanto la tecnologia) e non si accontenta mai. Chiede al Prefetto Parascianno (Corrado Guzzanti), una linea telefonica nuova, che possa collegare la casa del suocero con il suo magazzino. Partono così una serie di lettere, che incardinano una serie di malintesi e fraintendimenti, che fanno sì che il Prefetto arrivi a considerare l'autore un pericoloso agitatore delle masse, mentre Don Lollò (Fabrizio Bentivoglio), il mafioso locale, lo crede una spia delle forze dell'ordine, incaricato di tenerlo sotto controllo ci si mette anche il questore (Thomas Trabacchi). "Io sono siciliano - dice - e la parola è un virus, una volta pronunciata di bocca in bocca anche se si tratta di pura menzogna diventa verità inappellabile".

A proposito di virus come sta vivendo l'emergenza sanitaria del covid-19? "Restando a casa a Roma, e attenendomi rigorosamente alle norme di sicurezza. E' l'unico modo se vogliamo che la situazioni migliori. Io ho i miei genitori in Sicilia non li vedo da tanto ma è giusto stare distanti, lo devono capire tutti, è per il bene dei nostri cari, non solo anziani. Esco per fare il giro del palazzo con il cane e torno su dopo 10 minuti. E' saltato l'inizio delle riprese di un film con Claudia Gerini, come me centinaia di attori sono fermi. Cosa ne sarà dopo non posso saperlo, cambieranno sicuramente le regole comportamentali a Roma come al sud ci si abbraccia, ci salutiamo con baci sulla guancia ci tocchiamo spesso. Oggi se vai a fare la spesa la gente che incontri si allontana, o abbassa lo sguardo, vedo quasi tutti con maschere o sciarpe. Mi spiace per i giovani ma sono i primi che mi sembra si stiano dando delle regole, e poi c'è più solidarietà a distanza, fra i vicini di casa. Se restiamo a casa, ce la possiamo fare". Il regista Roan Johnson della Concessione del Telefono spiega: "abbiamo provato a raccontare come la formalità della burocrazia diventi un gorgo in cui il nostro protagonista, e forse con lui il "senso" stesso della terra senza tempo in cui vive, verrà risucchiato. La beffa è che dentro quella voragine dello Stato e in quelle spire della Mafia, il Genuardi ci si è cacciato da solo. Ma perché si è "amminchiato" così tanto con questa diavoleria del telefono? Lo scopriremo solo nel finale a sorpresa".

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