Cina contro H&M, 'snobba cotone dello Xinjiang'

Sfida sulle violazioni dei diritti umani della minoranza uiguri. I capi d'abbigliamento del colosso svedese spariti dai siti locali di e-commerce

H&M, il colosso svedese numero due al mondo dell'abbigliamento retail, è al centro di un boicottaggio in Cina per essersi rifiutata di acquistare il cotone dello Xinjiang, nel mezzo degli sforzi di Pechino per rigettare le accuse di genocidio e lavori forzati nella regione a danno di uiguri e altre minoranze musulmane. La compagnia, in una nota dello scorso anno, aveva affermato che non avrebbe lavorato "con alcuna fabbrica di abbigliamento situata nello Xinjiang", assicurando di non offrire alcun "manufatto proveniente da questa regione".

I media cinesi hanno riferito oggi che i prodotti H&M sono stati rimossi dalle principali piattaforme locali di e-commerce, come JD.com, Taobao e Pinduoduo. La filiale cinese di H&M ha precisato che il gruppo "ha costantemente sostenuto i principi di apertura e trasparenza nella gestione delle catene di fornitura globali, assicurando il rispetto dell'impegno per lo sviluppo sostenibile delineato dalle Linee guida dell'Ocse per una condotta aziendale responsabile, senza voler rappresentare alcuna posizione politica".

Una posizione insufficiente a placare gli utenti cinesi della rete, infiammati da un post virale della Lega della Gioventù Comunista che sulla sua piattaforma Weibo, il Twitter locale, dove conta più di 15 milioni di follower, aveva scritto: "Diffamare e boicottare il cotone dello Xinjiang mentre si spera di fare soldi con la Cina? Non lo si può nemmeno sognare!".

La stessa agenzia di stampa statale Xinhua ha pubblicato un commento online dicendo che il gruppo svedese avrebbe pagato la sua mossa. Infatti alcune celebrità cinesi hanno risposto all'appello e hanno tagliato i legami. Ad esempio, l'attore Huang Xuan si è affrettato a chiarire di aver chiuso tutti i rapporti d'affari con l'azienda svedese.

La Cina, che è il quarto mercato più grande di riferimento di H&M con 520 negozi, secondi per numero solo ai 593 degli Usa, produce il 22% del cotone mondiale, di cui l'84% concentrato nello Xinjiang, in base a una ricerca del think tank americano Center for Strategic and International Studies. L'affondo contro H&M è maturato all'indomani della raffica di sanzioni di Usa, Ue, Gran Bretagna e Canada per le violazioni dei diritti umani nella regione, alle quali la Cina ha replicato rabbiosamente.

Quella di H&M è l'ultima di una lista di controversie che le multinazionali straniere hanno incontrato in Cina negli ultimi anni e che, in base alle tensioni attuali crescenti, potrebbe presto allungarsi ulteriormente.

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