L'ombra delle spie, Cumberbatch 'corriere' segreto

A festa di Roma, film ispirato da storia vera

"Stai lontano dai gulag". E' la raccomandazione scherzosa che la moglie (Jessie Buckley) del tranquillo rappresentante di commercio Greville Wynne (Benedict Cumberbatch) riceve al suo primo viaggio in Russia per "affari" tra fine anni '50 e inizio anni '60. La donna naturalmente non sa che il marito è stato arruolato dall'Mi6 britannico e della Cia per prendere contatti con quella che si rivelerà la più importante fonte sovietica durante la Guerra Fredda, il colonnello Oleg Penkovsky (lo straordinario attore georgiano Merab Ninidze). E' l'incredibile storia vera raccontata in L'ombra delle spie di Dominic Cooke, in programma alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Tutti ne parlano e prossimamente in sala con Eagle Pictures.

Cooke rimettendo in fila con un ritmo serrato i fatti reali che culminano con lo scontro nel 1963 tra Kennedy e Kruscev intenzionato ad installare dei missili nucleari sovietici a Cuba, traccia soprattutto il percorso di un' inattesa e profonda amicizia che nasce tra due uomini apparentemente molto diversi. Da un parte c'è Oleg Penkovsky, nome in codice Hero, colonnello dell'intelligence militare sovietica che temendo il carattere belligerante di Kruscev potesse portare a una catastrofe nucleare decide di iniziare a passare informazioni all'Ovest. Dall'altra Greville Wynne, uomo d'affari pacato e affabile, abituato a muoversi nei Paesi dell'est, che si presta a fare da 'corriere' tra il colonnello, l'agente britannico Dickie Franks (Angus Wright) e l'ambiziosa Emily Donovan della Cia (Rachel Brosnahan). Le spie russe però non mancano in Inghilterra e il Kgb capisce di dover trovare una talpa. Il tentativo di far scappare Penkovsky con la sua famiglia fallisce e Wynne, arrestato, deve affrontare nelle prigioni russe, i due anni più duri della propria vita.

Cumberbatch era molto attratto dalla personalità di Wynne, dal suo "senso dell'umorismo, dalla sua ostinazione e dalla sua forza inaspettata. Da questa idea che fosse un venditore che vendesse una parte di se stesso - spiega nelle note di produzione, anche coproduttore del film -. Quello che ha sopportato è tanto più incredibile considerando che non era una spia addestrata e non aveva un background o una qualche inclinazione a fare il lavoro che gli era stato chiesto di fare. Lo ha fatto per lealtà verso il suo paese". Curiosamente, il film offre anche un involontario legame con l'oggi e la vicenda di Navalny, infatti quando Penkovsky chiede al funzionario Kgb che lo prende quando l'avessero scoperto, lui risponde sereno: "quando ti abbiamo avvelenato".

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