Una giornata normale a Palazzo giustizia

In corsa a Generation il film di Chiara Bellosi

Dentro l'imputato che rischia anni di carcere e, subito fuori su delle anonime panche di legno, i parenti delle vittime spesso insieme a quelli dell'accusato. È quello che accade tutti i giorni in un 'Palazzo di Giustizia', proprio come titola l'opera prima di Chiara Bellosi che passa oggi alla 70/ma edizione Festival di Berlino, in concorso nella sezione Generation. Il film, che sarà in sala dal 26 marzo con l'istituto Luce, racconta di una giornata di ordinaria giustizia in un grande tribunale italiano. Sul banco degli imputati, questa volta, un giovane rapinatore e anche il benzinaio che, appena derubato, ha reagito, sparando e uccidendo il giovanissimo, complice del ladro. Di scena, insomma, non solo il rituale, ma anche il linguaggio, le toghe, gli interrogatori, le prove, i testimoni, ma soprattutto quello che sta fuori dove la vita va avanti nonostante tutto, tra speranze, infatuazioni e rancori.

Un impianto minimalista quello messo insieme da Chiara Bellosi diplomatasi in drammaturgia alla Paolo Grassi e che nel 2007 studia documentario allo IED di Venezia. Nel cast del film prodotto da tempesta / Carlo Cresto-Dina e Rai Cinema in co-produzione con Cinédokké e distribuito da Istituto Luce Cinecittà: Daphne Scoccia, Bianca Leonardi, Sarah Short, Nicola Rignanese, Giovanni Anzaldo e Andrea Lattanzi. "Mi sono trovata lì quasi per caso - dice la regista -. Non sapevo cosa avrei trovato. Ma da subito lo spazio si è riempito di domande. Entrare nel Palazzo di Giustizia come in una scatola dove attraverso l'imbuto dei metal detector entra la vita, suddivisa in sezioni e ordinata per stanza. Trovarci tutte le possibilità di azione che un uomo può decidere di fare: amare, prendersi cura, abitare, imbrogliare, fare male, rubare, uccidere e infinite altre. Trovarci uomini e donne che giudicano le azioni commesse da altre persone e ne dispongono la punizione, e la ricaduta sul vivere collettivo, decidono ciò che è giusto e ciò che non lo è, il giusto personale contrapposto a quello sociale". (ANSA).
   

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