Villa Sordi, in futuro diventerà museo vivo

Verdone e Fondazione Alberto Sordi presentano progetto

I tre de Chirico 'parcheggiati' alla Galleria Nazionale d'arte moderna torneranno in tempo, così come le lettere e i cimeli conservati alla Soprintendenza archivistica del Lazio e gli spezzoni di Storia di un italiano ora in restauro alla Cineteca Nazionale. Tra "non meno di un paio d'anni, forse tre", dice all'ANSA Italo Ormanni, l'ex magistrato oggi presidente della Fondazione Museo Alberto Sordi, la grande villa dell'artista che ha per spettacolare panorama le terme di Caracalla aprirà ai romani e agli italiani, visitabile come un museo, ma vivo, interattivo, non solo luogo di memorie del grande attore.

Oggi Alberto Sordi avrebbe compiuto 95 anni e la data scelta dalle due Fondazioni non è casuale: si presenta il progetto di apertura al pubblico di questa abitazione che "Sordi custodì come una fortezza", racconta Verdone.

La 124 grigia è parcheggiata all'ingresso, accanto al monumento equestre intitolato a Nestore, come il cavallo del film omonimo, poi si entra. Tutto un po' in penombra. Chiunque passando a Piazzale Numa Pompilio e alzando lo sguardo verso quella grande villa ha notato negli anni le persiane chiuse, quasi serrate. "Io stesso - ci racconta Verdone - intravedevo Sordi, quasi un fantasma. Teneva le serrande a tre quarti e quando dicevo rispettosamente Alberto tirale un po' su, lui rispondeva 'no, mi si rovinano le tende e i quadri'".

C'è il salotto, con tanti soprammobili, gli argenti in vetrina, la collezione di porcellane a tema animali e il divano di velluto giallo simile a quello di tante abitazioni borghesi, e poi c'è lo studio con i premi, le fotografie - tantissime con papa Wojtyla - tutto foderato di libri e enciclopedie. Verdone indica la poltrona "dove Sordi leggeva i copioni e quando si sentiva un tonfo era lui che disprezzava la sceneggiatura, era il segnale per i domestici di recuperare lo scritto gettato in terra e bruciarlo". Il luogo più luminoso è la barberia, tutta foderata di specchi: ci sono quadri di Maccari e Zavattini, ma è la poltrona da barbiere e i divanetti bianchi a dominare "come nel fantastico camerino di un grande artista", spiega ancora Verdone. Annesso il suo guardaroba, ordinatissimo, con tutte le scatole catalogate e i completi giacca e pantalone rigorosamente cammello. La sala da pranzo, lo scalone e poi il teatro dove si è svolta la presentazione delle attività per Alberto Sordi, ieri oggi e domani. Nel teatro, con le sculture di Ceroli ai lati, Sordi vedeva i film e dava, negli anni '60, cene e feste. "Una volta vennero qui - è sempre Verdone a raccontare - Jack Lemmon e Walter Matthau. E poi c'erano tra i '60 e i '70 ospiti fissi Fellini e la Masina, lo sceneggiatore Sonego, Amidei, Piccioni, Scola e tanti cardinali".

Alla morte della sorella Savina, però, nel '72, sulla casa calò un velo di lutto, tutto rimase in penombra, sempre più rari gli inviti e le uscite, il teatro chiuso per sempre. In attesa del museo vero e proprio, fuori della villa si realizzerà un'arena estiva con Alberto il grande, una rassegna cinematografica, in programma dal 27 giugno al 3 luglio, proiezioni gratuite curate da Luca Verdone e la collaborazione con la Cineteca Nazionale e il Comune di Roma. Prima di una serie di iniziative per non dimenticare Albertone.

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