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Combattente italiano: "Parto per i bimbi ucraini" - PODCAST

Campano aderisce alla Legione Internazionale. "Non mi interessano i soldi e nemmeno la gloria. Non sono Rambo"

"Non mi interessano i soldi e nemmeno la gloria: non sono Rambo, anche se ho esperienze militari e di antiterrorismo, parto per difendere gli ideali e soprattutto i bambini". Francesco, il nome è di fantasia per garantire l'anonimato, racconta così la sua decisione di arruolarsi tra i volontari della Legione Internazionale.
    

 

Un giorno su tutti ha fatto la differenza per Francesco, che ha 35 anni ed è campano: "Stavo guardando i tg, c'era una bambina ucraina che avrà avuto 7 anni. Diceva tra le lacrime: 'Ho paura di morire'. A quell'età non si può avere paura di morire, è inaccettabile", dice commosso interrompendo il suo racconto.     "Tutti noi dobbiamo cercare di aiutare in qualunque modo il popolo ucraino, a seconda di quello che ciascuno è in grado di fare - dice - Sono stato militare per 8 anni e voglio dare il mio contributo, non solo con le armi ma organizzando raccolte di alimenti, farmaci, vestiti. Voglio vedere con i miei occhi che le cose che mandiamo agli ucraini arrivino davvero. Voglio avere la soddisfazione di vedere un bambino che viene curato con i medicinali che noi gli abbiamo mandato".     Pur essendo stato nell'arma dei carabinieri, aver frequentato corsi anti terrorismo e anti sabotaggio, Francesco sta aspettando i documenti per partire: "Devono capire se sei in grado di affrontare una guerra, se sei abile". E ribadisce che non serve essere Rambo per decidere di arruolarsi: "Tanti ragazzi ucraini non sono militarmente addestrati ma difendono la loro terra ed è questa la loro forza". Eppure, nonostante questa decisione, Francesco teorizza un suo pacifismo. "Io ripudio la guerra ma in questo caso non posso fare a meno di andare. Non mi piace pensare di uccidere qualcuno, io sono un cristiano, odio chi ammazza. Ma oggi dobbiamo sentirci tutti chiamati in causa da questa guerra perché questo è solo l'inizio -precisa- Io parto per il popolo, per la gente, non per la nazione. Quando gli ucraini vedranno che anche noi europei, a rischio di mettere a repentaglio la nostra vita, saremo al loro fianco, staranno meglio. Queste persone soffrono da anni, otto lunghi anni. Che vita è?". La voce si rompe ancora una volta, quando parla dei bambini: "Non ce la faccio a pensare che stiano morendo". Partirà come volontario anche Pietro, sempre nome di fantasia, 22 anni, originario del Veneto. "Vado in Ucraina per un motivo etico, vedere quelle persone e quei bambini inermi non mi consente di rimanere qui a guardare, mi colpiscono molto. Gli ucraini stanno lottando, almeno fino ad oggi, da soli contro una super potenza come la Russia". E' giovane Pietro, ha alle spalle solo l'anno di leva come esperienza in campo militare, ma determinato e anche un po' fatalista: "Se ho paura di morire? Il rischio di rimanere ucciso c'è, è una guerra, ma per come la vedo io potrei anche finire sotto un albero o una macchina senza accorgermene oggi stesso, qui in Italia. Nella vita c'è sempre il mix tra il rischio e il prendere atto di quello che può accadere. E' tutto molto relativo", aggiunge mentre controlla il telefono. Attende la chiamata per partire. 

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