Ok Ecofin a lista nera paradisi fiscali

47 si sono impegnati a cambiare leggi, sono su 'lista grigia'

L'Ecofin ha approvato la sua prima lista nera dei paradisi fiscali: contiene 17 Paesi terzi, i cui impegni restano insoddisfacenti dopo 10 mesi di dialogo. C'è poi una lista grigia di 47 Paesi, che si sono impegnati a cambiare la loro legislazione fiscale dopo le pressioni Ue. E' quanto si apprende al termine della riunione. Nella lista ci sarebbero Samoa e Samoa americane, Bahrain, Barbados, Grenada, Guam, Corea del Nord, Macao, isole Marshall, Mongolia, Namibia, Palau, Panama, Santa Lucia, Trinidad e Tobago, Tunisia, Emirati Arabi. Ci sono poi 8 Paesi, toccati dagli uragani di quest'anno, che saranno riesaminati a febbraio.

Spinta dai continui scandali fiscali che hanno lasciato sempre più indignata l'opinione pubblica, l'Unione europea ha deciso di fare ciò che non aveva mai osato finora: compilare una lista dei 'paradisi fiscali', cioè quelle giurisdizioni che favoriscono l'evasione ai danni dei cittadini di tutto il mondo. Nella speranza che, esponendoli alla pubblica gogna e forse anche al rischio di future sanzioni, comincino a collaborare con le autorità fiscali europee smettendo di aiutare gli evasori. "Il processo non si ferma qui, ora dobbiamo aumentare la pressione", ha detto il commissario agli affari economici Pierre Moscovici.

Per il commissario europeo bisogna ora lavorare a sanzioni vere, e soprattutto assicurarsi che i 47 della lista grigia facciano quanto promesso. Stessa preoccupazione di Oxfam, che voleva "sin da subito una blacklist Ue più lunga" e che non escludesse i Paesi Ue, perché secondo l'ong almeno 4 "consentono oggi a grandi corporation di minimizzare il proprio carico fiscale". Archiviata la black list, si passa ora al lavoro sulla riforma dell'Unione economica e monetaria (EMU). La Commissione ha finalizzato il documento che illustra le prossime tappe, cercando un difficile equilibrio tra Nord e Sud, socialisti e popolari, austerità e crescita. Ci sarà la linea di bilancio dell'Eurozona che voleva Macron, e l'incorporamento delle regole di bilancio del Fiscal Compact nei Trattati, come segale ai rigoristi. Ma per accontentare i Paesi del Sud, il fondo salva-Stati Esm aprirà un 'paracadute' sul salva-banche, e diventerà anche un Fondo monetario Ue, pronto a intervenire in caso di choc economici o per aiutare gli investimenti.
   

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