Bianca Nappi, da femme fatale a partigiana

In scena con ''Some Girl(s)'', sarà Marisa Musu per F. Comencini

   Cosa possono avere mai in comune una femme fatale dei nostri giorni e un'eroina partigiana delle Fosse Ardeatine? ''Sono l'una l'opposto dell'altra''. Eppure, a ben guardare, racconta Bianca Nappi, forse un fil rouge c'è: ''quella tendenza delle donne al sacrificio di sé in nome di qualcosa di più importante''.
    Interprete prediletta di Ferzan Opzeteck, che l'ha voluta in ''Un giorno perfetto'', ''Mine vaganti'' e ''Magnifica presenza'', protagonista in tv de ''Il clan dei camorristi'', astrologa per il sito Ladyblitz, la Nappi fino al 14 febbraio è al Piccolo Eliseo di Roma con Gabriele Russo, Laura Graziosi, Roberta Spagnuolo e Martina Galletta in ''Some Girl(s)'', commedia del drammaturgo statunitense Neil LaBute, diretta da Marcello Cotugno (il 16-17 febbraio al Teatro Due di Parma). Al centro della storia c'è Guy, scrittore che prima di sposarsi si mette a cercare le proprie ex per provare a sistemare la scia di ''vittime'' e lacrime che ha lasciato dietro di sé. ''La mia Tyler - spiega la Nappi all'ANSA - è un po' il suo alter-ego. Lui sembra spregiudicato quanto lei libera. In realtà, forse, Guy sta solo cercando un modo per non sposarsi e lei non è davvero come sembra. C'è anche un po' di quella perversione tutta maschile di andare a vedere se la ex è ancora lì ad aspettarlo. E' capitato a tutte, anche più volte nella vita: chiamano, annusano e appena capiscono che sei ancora disponibile, spariscono nel nulla''. Ma alla vigilia di San Valentino, uomini e donne a che punto sono? ''Per LaBute più vicini di quel che si pensa - risponde - La paura di impegnarsi, di scegliere con coerenza una strada, è comune. Il narcisismo non è più un tratto solo maschile e i sentimenti, come il libro Bauman, sono diventati 'amore liquido'. Forse abbiamo troppi stimoli, forse sono caduti tanti tabù: di fatto oggi è più difficile''. Appena un cambio d'abito, però, e già dal 18 febbraio la Nappi sarà in tournée con ''Tante facce della memoria'', che Francesca Comencini ha costruito sulle interviste di Alessandro Portelli alle testimoni dell'eccidio delle Fosse Ardeatine (tra le tappe, 24-25 febbraio al Comunale de L'Aquila e 15-20 marzo all'Argentina di Roma). Sei donne (interpretate anche da Mia Benedetta, Carlotta Natoli, Lunetta Savino, Simonetta Solder, Chiara Tomarelli), parenti delle vittime, testimoni, eroine della Resistenza o anche solo cittadine capitate nella macchina della Storia. La Nappi è Marisa Musu, Medaglia d'argento al valor militare, una delle partigiane più accese, che il 23 marzo del '44 partecipò all'assalto alle truppe naziste di via Rasella.
    ''Ogni parola che pronunciamo - racconta l'attrice - appartiene alle protagoniste. Ne esce un senso di coerenza, di coscienza civile che queste ragazze avevano già a 18-20 anni. Un sacrificio di se' in nome di qualcosa più importante, che oggi ritrovo ancora in donne come Aung San Suu Kyi, il Premio Nobel che per i diritti civili ha vissuto 20 anni in prigione. Ma anche nelle tante donne che tirano su i figli, ogni giorno, con lavori umilissimi. E' un'attitudine, una ricerca personale, nella quotidianeità''.
    In quello che definisce ''il mio anno delle opere prime'', nei prossimi mesi vedremo la Nappi anche al cinema in ''La mia famiglia a soqquadro'' di Max Nardari, alle prese con un figlio che vuole far separare i genitori; e in ''Honeymoon'', commedia di Salvatore Allocca, girata on the road in Puglia con tre bislacchi musicisti, una manager che quasi li porta al fallimento e le note dei Sud Sound System.
   

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