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Michele Serra, Osso sogna una carezza

Feltrinelli

Michele Serra, Osso sogna una carezza

Intensa fiaba che racconta il legame tra uomo, cane e natura

ROMA, 25 maggio 2021, 10:38

Marzia Apice

ANSACheck

MICHELE SERRA, OSSO, ANCHE I CANI SOGNANO - RIPRODUZIONE RISERVATA

MICHELE SERRA, OSSO, ANCHE I CANI SOGNANO - RIPRODUZIONE RISERVATA
MICHELE SERRA, OSSO, ANCHE I CANI SOGNANO - RIPRODUZIONE RISERVATA

La natura che nasconde insidie e meraviglie. Il fascino antico del legame tra l'uomo e il cane. E poi la stupefacente potenza dei sentimenti, che possono sorprenderci a ogni età e la cui semplicità è un valore da riscoprire. Sta tutto in una carezza il senso di "Osso", la favola per ragazzi, ma in fondo senza età, scritta da Michele Serra per Feltrinelli e impreziosita dalle illustrazioni di Alessandro Sanna. Al centro della storia c'è un vecchio solo e stanco che un giorno, nel giardino della sua casa situata vicino a un bosco, vede apparire un cane denutrito e affamato. Il vecchio, che ormai si emoziona solo quando trascorre del tempo con la sua nipotina, non ha mai avuto un cane e non sa come comportarsi: segue l'istinto e gli dà da mangiare, poi coltiva con pazienza e un po' di speranza la possibilità di prendersene cura. Ma il cane, a cui la nipotina dà il nome di Osso, appare e scompare: forse deciderà di restare, ma non prima di aver riscoperto la fiducia verso gli uomini. Breve e intensa, questa storia per piccoli lettori non ha colpi di scena né grandi avventure, ma è un condensato di emozioni forti: "La solitudine di un uomo e di un cane trovano un incastro casuale: è vero, è un libro immobile in cui accade pochissimo, ma in realtà un piccolo movimento c'è, quello di una carezza. Mi ha emozionato scrivere proprio pensando alla carezza che il vecchio dà al cane, un grande avvenimento che chiude un cerchio", dice Michele Serra intervistato dall'ANSA. Al suo esordio nella narrativa per ragazzi, l'autore ammette di esser stato all'inizio "spaventato da questa esperienza inedita perché avevo paura di scrivere concetti troppo complessi, poi però mi ha stimolato l'idea del libro illustrato, con un artista che desse colori e fisionomia alle parole". Nel libro la natura è vibrante, con il bosco che è protagonista accanto al vecchio, alla nipote e al cane. C'è un pensiero ecologista dietro a questa scelta? "L'ecologia è troppo di moda, solo per questo risponderei di no", dice con una battuta, "di certo c'è però una riflessione sulla natura: l'ho raccontata non come idillio o acquerello ma come qualcosa che è molto più potente dell'uomo.
    La natura è vita ma anche morte, caccia e predazione: ho cercato di dirlo in modo non respingente, ma non bisogna sottovalutare i ragazzi: ho voluto trasmettere l'idea di un bosco che è insieme luci e ombre, un luogo attraente e pauroso al tempo stesso, proprio come appare negli archetipi delle fiabe. Noi siamo dentro alla natura, ne siamo parte, godiamo della sua meraviglia ma patiamo della sua durezza e la pandemia in questi ultimi mesi ce lo ha dimostrato". Nel libro sceglie un cane forse poco attraente, molto malridotto e denutrito, ma che con il suo comportamento "animale" dimostra da un lato l'appartenenza alla natura dall'altro l'elemento cardine che, da tempi immemori, lega i cani all'uomo, ossia la fiducia. "Il marketing del pet certo non parla di Osso, che non sarebbe mai scelto come testimonial di articoli per cani. Ma è per questo che mi piace: io ho cani e gatti e amo il fatto che siano bestie", afferma, "la bambinizzazione degli animali domestici, sostitutivi dei bambini che non si fanno più, non mi piace. Le bestie sono bestie ed è il motivo per cui le trovo straordinarie. Dovremmo riscoprire il contatto con il mistero, cani e gatti sono eredi del lupo e della tigre". Ma nel libro c'è anche la figura di un uomo anziano innamorato di sua nipote: un rapporto che lei descrive con grande delicatezza e nessuna retorica. "Quello tra nonni e nipoti è un rapporto speciale, semplice e ingenuo, alleggerito dal carico simbolico che invece c'è in quello tra figli e genitori. I nonni e i nipoti sono gli estremi della vita che si toccano e si tengono per mano: anagraficamente, non retoricamente, è davvero il cerchio della vita", dice ancora, "in questa storia mi sono proiettato anche io: vivo in un modo non troppo dissimile dal protagonista, soprattutto nel mio legame con il bosco. Ho scelto un protagonista vecchio per dare un'immagine di stanchezza non fisica ma piscologica. Quest'uomo pensava di non dover scoprire più niente, e invece il bosco è carico di sorprese".
   

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