Monolith, mamma contro suv infernale

Dopo fumetto arriva thriller di Silvestrini in sala da 12 agosto

Ci sono voluti cinque anni, e l'avvio di un doppio progetto parallelo, come fumetto, scritto da Roberto Recchioni, autore anche del soggetto, e Mauro Uzzeo, con disegni di Lorenzo LRNZ Ceccotti per Bonelli Editore, e come film di Ivan Silvestrini (cosceneggiato da Uzzeo, prodotto da Lock & Valentine, Sky Cinema e coprodotto da Bonelli), per realizzare Monolith, che dopo l'esordio in fumetteria arriva nelle sale dal 12 agosto con Vision Distribution. Un'operazione inedita per l'Italia che fonde nella storia thriller, fantascienza, dramma e humour nero, di cui Silvestrini e Uzzeo hanno parlato ieri in un evento speciale al Giffoni Film Festival.

Il film indie, girato nel deserto dello Utah, con interpreti americani e in inglese, per avere un mercato più vasto (è già stato venduto ad oltre una decina di paesi) rende un esplicito omaggio a Duel di Steven Spielberg, ma evoca anche scenari popolari per il pubblico televisivo grazie a una serie come Black Mirror. Protagonista è Sandra (Katrina Bowden), ex popstar in viaggio verso Los Angeles nel suo avveniristico suv nero insieme al figlio di due anni, David, per raggiungere il marito, che tema la tradisca. A causa di una serie di eventi a catena, la donna rimane chiusa dall'auto in mezzo al deserto, e il veicolo impossibile da aprire, sotto il sole, diventa sempre più una fornace per il piccolo. Inizia quindi la lotta della mamma per cercare in ogni modo di liberare David da quella corazza d'acciaio.

''Il film racconta come un accesso sempre più totalizzante alla tecnologia possa metterci nei guai'' spiega Mauro Uzzeo. Silvestrini appena ha letto il soggetto ne è rimasto conquistato: ''Mi sembrava una storia incredibile da raccontare, c'erano forti emozioni e emotività, in questa battaglia di una donna contro la macchina, a cui abbiamo aggiunto diversi elementi, come il fatto che la reazione dell'auto non sia casuale. Inseguiamo la tensione, è un thriller ansiogeno fino alla fine''. Portare Monolith al pubblico però non è stato facile: ''L'idea della storia è nata cinque anni fa, ma i produttori da cui andavamo volevano solo commedie, si aspettavano quasi venissero fuori prima o poi Bisio o De Luigi - racconta Uzzeo -. Con l'interesse prima di Lock & Valentine, poi di Bonelli e Sky al progetto è stato possibile sviluppare parallelamente fumetto e film. Abbiamo deciso di fargli prendere strade diverse, un po' come si è fatto tra il fumetto di The Walking Dead e la serie. Il consiglio è di scoprirli entrambi''. L'idea dell'ambientazione americana ''era intrinseca alla storia, come lo è la periferia di Roma per Lo chiamavano Jeeg Robot e Imola per Veloce come il vento - spiega Silvestrini -. Ogni storia ha un suo luogo e una sua lingua. A noi serviva un Paese che avesse quel tipo di ossessione per i grandi suv e che offrisse certi scenari di deserto''.

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