Il Campidoglio tra mito e memoria

Ai Capitolini dipinto di Turner per la prima volta a Roma

(ANSA) - ROMA - Dalla veduta di Campo Vaccino di Turner, visionaria e sublime, esposta per la prima volta a Roma grazie al prestigioso prestito del Getty Museum, alle incisioni di Juvarra o Piranesi fino alla documentazione delle trasformazioni urbanistiche compiute dalla seconda meta' dell'Ottocento, nonche' le piu' recenti scoperte archeologiche, il mito e la memoria del Campidoglio, cuore civile e religioso della citta' eterna, rivivono in una mostra allestita dal 1 marzo al 19 giugno ai Musei Capitolini. Di particolare interesse anche tre plastici dell'area, da poco recuperati, e i reperti riemersi negli scavi del 2008-'14, che aprono a nuove congetture sul Tempio di Giove.

Intitolata 'Campidoglio. Mito, memoria, archeologia', l'importante esposizione e' stata promossa da Roma Capitale-Soprintendenza Capitolina ai Beni Culturali con l'organizzazione di Zetema, mentre la curatela e' di Alberto Danti e Claudio Parisi Presicce. Lo scopo appunto e' quello di raccontare le trasformazioni del tessuto urbano del colle, partendo pero' dallo sguardo irrazionale ed emotivo che per secoli ne ha accompagnato la percezione da parte soprattutto di artisti e letterati europei, che avevano fatto di Roma la capitale ideale del loro Grand Tour. Ecco quindi che il percorso espositivo prende le mosse proprio dal capolavoro di Turner, 'Modern Rome - Campo Vaccino', eseguito nel 1839, a dieci anni dal suo ultimo soggiorno romano. La prospettiva e' quella che il celebre pittore poteva aver visto affacciato da una finestra del Palazzo Senatorio e rappresenta l'intera area del Foro come immersa in un velo di memoria, tra chiese barocche e antiche rovine quasi in dissolvimento nella luce dorata dal tramonto. Ad affiancare questo meraviglioso dipinto, si susseguono le bellissime incisioni di Piranesi, che illustrano una veduta molto simile a quella di Turner, ma con forti contrasti chiaroscurali rispetto alla luce liquida e trasognata del maestro inglese. Immagini tutte e due che certo contribuirono a rafforzare quell'atmosfera di antichita' silente e remota, irraggiungibile nella propria grandezza e per molti aspetti inquietante. Del resto Goethe la descrive come il luogo "in cui si riallaccia l'intera storia del mondo" e si definisce "risorto" il giorno in cui ha messo piede a Roma. Di un secolo precedenti, invece, e piu' descrittive, sono le splendide vedute di Filippo Juvarra dedicate alla salita del Campidoglio e dell'Ara Coeli. Mentre una veduta fantastica di Luigi Rossini del 1829 inaugura il cammino verso la ricostruzione archeologica della millenaria storia del colle. Partendo quindi dalla visione mitica e romantica, la mostra esamina il percorso storico-urbanistico del Campidoglio, profondamente mutato da '700 a oggi. Attraverso documenti d'archivio e opere conservate nelle collezioni capitoline, il percorso analizza dunque per prima cosa le vicende della nobile famiglia dei Caffarelli, che dalla fine del '500 occupo' la sommita' del colle con il loro palazzo (esposta anche una selezione di affreschi), per poi approfondire il periodo in cui i Prussiani si stabilirono in Campidoglio ampliando le loro proprieta' con nuovi edifici come l'Istituto Archeologico e l'Ospedale Teutonico. Un ampio focus e' ovviamente incentrato sui cambiamenti successivi alla proclamazione di Roma Capitale d'Italia nel 1870 e l'epoca del Governatorato, caratterizzata dalle demolizioni attuate per riportare alla luce la Rupe Tarpea. Demolizioni proseguite per molti decenni del '900 e che hanno dato al colle il suo aspetto attuale, testimoniate tra gli altri dai pittori della Scuola Romana, come Afro. Il percorso si conclude con gli scavi del tempio di Giove Capitolino, avviati con regolarita' dal 1865, compresi gli inediti risultati emersi dalle recenti indagini che hanno rimesso in luce il numeroso materiale (terrecotte architettoniche e frammenti di scultura fittile) attribuibile alla fase arcaica e medio repubblicana dell'antico Capitolium. (ANSA).

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