Livermore, con la cultura si mangia

Regista, gravissimo tarpare ali, artisti devono avvicinare gente

Non ha stupito Davide Livermore il successo televisivo della Tosca che ieri ha inaugurato la stagione d'opera della Scala con la sua regia, perché "abbiamo lavorato per questo. La partita andava vinta - spiega - era un'occasione straordinaria per fare innamorare gli spettatori della storia e far capire che questa bellezza è per loro". E' stato un modo insomma, per avvicinare la gente alla cultura, che lui considera essenziale ma anche maltrattata in Italia, soprattutto dalla politica, come dimostrano i tagli arrivati al "33% e mai ripristinati". "In tempi di crisi, si considera la cultura superflua ma - dice all'ANSA - fa benissimo al morale e all'economia. Lo dimostra anche uno studio dell'università di Bologna sugli effetti del festival Rossini di Pesaro: ogni euro investito ne produce 5". Quindi "non è vero che con la cultura non si mangia", anzi la cultura "è il nostro petrolio e quindi è gravissimo tarparle le ali". "Bisogna creare valore attraverso la cultura che è la vera possibilità di rilancio del Paese" è convinto il regista.

Se la sua critica va alla politica (se non ci fosse un presidente come Mattarella "a tenere il timone - sottolinea - verso la stella polare, saremmo una barca in balia dell'ammutinamento e del tradimento dei valori della Costituzione"), comunque chiede assunzione di responsabilità a tutto il settore. "C'è bisogno che artisti e chi gestisce la cultura - spiega - avvicinino la gente, senza svenderla". "Le persone sono piene di valore, tutte. E lo Stato deve ricordarlo attraverso la cultura". "In Italia ci sono tante realtà straordinarie - aggiunge - che non possono solo sopravvivere. Qui siamo tollerati e costretti a piatire, mentre all'estero ci trattano da star". In questo la politica deve anche "mettere la faccia" nelle proprie scelte. "Non credo nei concorsi, spesso i giochi sono già fatti. Preferisco il senso di responsabilità di dire: voglio questa persona per questo motivo".

Livermore è reduce da otto anni in Spagna di cui tre come direttore artistico del Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia. Ora assumerà la guida del teatro Nazionale di Genova, dove intende guardare a una dimensione internazionale ma anche locale della città, cercando di coinvolgerla il più possibile perché "credo - conclude - che una cosa fondamentale nel teatro d'opera e di prosa sia considerare che le persone hanno bisogno di innamorarsi delle storie e partecipare".

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