Moda

Moda sostenibile, al G7 il Fashion Pact di 32 big

Da Chanel a Prada obiettivi condivisi. Iniziativa Kering su richiesta di Macron

Paris Fashion F/W 2020 Chanel © AP
  • Redazione ANSA
  • MILANO
  • 23 agosto 2019
  • 19:55

Moda sostenibile: qualcosa si muove per davvero e ai massimi livelli. 32 aziende leader a livello mondiale nel settore della moda e del tessile, hanno definito insieme una serie di obiettivi condivisi, siglando il Fashion Pact. La coalizione include gruppi e marchi del lusso, della moda, dello sport e del lifestyle, insieme a fornitori e retailers, già coinvolti in impegni ambientali separati. Gli obiettivi del Fashion Pact si basano sull'iniziativa science-based target (Sbt1), che si focalizza su tre aree principali per la salvaguardia del pianeta: arrestare il riscaldamento globale (global warming), creando e implementando un piano d'azione per azzerare le emissioni di gas serra entro il 2050, al fine di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1.5 gradi, tra adesso e il 2100. Ripristinare la biodiversità, raggiungendo gli obiettivi indicati dai parametri stabiliti dall'iniziativa science-based target, per ristabilire gli ecosistemi naturali e proteggere le specie. Proteggere gli oceani, riducendo l'impatto negativo del settore della moda sugli oceani stessi,mediante iniziative concrete, quali ad esempio la riduzione graduale della plastica monouso. Le aziende che hanno sottoscritto il patto sono: Adidas, Bestseller, Burberry, Capri holdings limited, Carrefour, Chanel, Ermenegildo Zegna, Everybody & everyone, Fashion3, Fung group, Galeries Lafayette, Gap inc., Giorgio Armani, H&M group, Hermes, Inditex, Karl Lagerfeld, Kering, La Redoute, Matchesfashion.com, Moncler, Nike, Nordstrom, Prada group, Puma, Pvh corp., Ralph Lauren, Ruyi, Salvatore Ferragamo, Selfridges group, Stella Mccartney, Tapestry.

 Ad aprile scorso, in previsione del vertice del G7, Emmanuel Macron aveva affidato a François-Henri Pinault, Presidente e ceo di Kering, il compito di riunire e coinvolgere gli attori più importanti nel campo della moda e tessile, con la finalità di definire obiettivi concreti per ridurre l'impatto ecologico causato dal proprio settore. Ora i rappresentanti di trentadue aziende del settore della moda e del tessile hanno incontrato il presidente francese Emmanuel Macron ed hanno annunciato di aver sottoscritto il Fashion Pact, che sarà presentato ufficialmente ai Capi di Stato che parteciperanno al G7 di Biarritz. All'incontro all'Eliseo hanno partecipato anche il ministro dell'Economia e delle finanze Bruno Le Maire, del Lavoro Muriel Pénicaud, ed il vice ministro della Transizione ecologica e solidale Brune Poirson. 

 "L'industria della moda è una delle più grandi, più dinamiche e più influenti al mondo, con un giro d'affari annuo di 1,5 trilioni di dollari - si apre così il documento - Ed è uno dei settori industriali con l'impatto più pesante: proprio per questo dovrebbe ricoprire un ruolo di primo piano nel passaggio verso un futuro più sostenibile". Il resto lo dicono gli analisti delle Nazioni Unite in un report sul cambiamento climatico secondo cui, a livello globale, l'industria della moda è responsabile di circa il 10% di tutte le emissioni di gas serra, il 20% di tutte le acque reflue e consuma più energia rispetto alle industrie aeronautiche e marittime internazionali messe insieme. Arrestare il riscaldamento globale, ripristinare la biodiversità, proteggere gli oceani sono i tre pilastri dell'accordo. Anche se si nota e stride l'assenza di alcuni colossi come Lvmh, il passo è notevole, viste le dimensioni e l'importanza della coalizione (molte avevano già firmato nel 2018 la Fashion Industry Charter for Climate Action), che resta aperta a chiunque voglia aderire in seguito. "Le sfide globali che stiamo affrontando sono complesse - ha detto Pinault - Non conoscono confini. Solo le coalizioni possono superarle, riunendo governi, imprese e società civili".

Nei 32 marchi ci sono le tedesche Adidas e Puma, la danese Bestseller, le inglesi Burberry, Stella McCartney e i rivenditori di lusso come MatchesFashion.com e Selfridges; le italiane Ermenegildo Zegna, Giorgio Armani, Moncler, Prada e Salvatore Ferragamo; le americane Capri Holdings, Nordstrom, Gap, Pvh, Everybody&Everyone, Nike, Ralph Lauren e Tapestry. E ovviamente i 'padroni di casa', Kering con le altre francesi Carrefour, Chanel, Fashion3, Galeries Lafayette, Hermes, La Redoute. Ma hanno aderito anche gruppi di paesi esterni al G7 come la Svezia (H&M) o la Spagna (Inditex) e non si sono tirati indietro i colossi cinesi Fung Group e Ruyi. "Il valore delle collaborazioni e dell'energia generata da esperienze diverse con obiettivi comuni, è qualcosa in cui credo molto, da sempre. E non solo in ambito creativo", spiega Remo Ruffini, l'ad di Moncler già da anni impegnato per uno sviluppo responsabile e sostenibile. Anche per Prada l'adesione è "la naturale prosecuzione" di un impegno. "Soddisfare i bisogni del presente - dice Ferruccio Ferragamo - senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri è una grande sfida che ci deve vedere tutti coinvolti". "L'attuale possibilità di condividere tali obiettivi con altre grandi aziende del settore costituisce una concreta speranza di poter ottenere un positivo risultato in un compito che nessuno da solo potrebbe assolvere", sottolinea Carlo Mazzi, presidente di Prada.

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