Avati a Lotito e Zazzaroni, non volevo offendere laziali

In una lettera regista chiede scusa per frase suo romanzo

(ANSA) - ROMA, 04 FEB - "Illustre e caro Presidente Lotito e caro Direttore Zazzaroni, sul suo giornale leggo con estremo rammarico come due brevi battute tratte dal mio romanzo 'L'archivio del Diavolo', siano state considerate offensive nei riguardi della tifoseria laziale. Non era certamente nel mio intento ferire nessuno, tantomeno i tifosi di una delle squadre che sia per ragioni familiari (i miei figli tifano Lazio da sempre) che per ragioni affettive (sono amico di Pippo Inzaghi e di conseguenza grande estimatore di Simone da anni) considero una delle autentiche realtà ormai indiscutibili del nostro calcio".
    Questo l'incipit della lettera di chiarimento e scuse del regista Pupi Avati dopo una campagna sui social contro di lui per una frase che si trova appunto nel suo romanzo 'L'archivio del diavolo': "laziale di me..." con cui viene etichettato uno dei personaggi, tale Furio Momenté.
    "Con quello scambio di battute fra i guardiani notturni del Ministero di Grazia e Giustizia (scena tra l'altro ambientata nei remoti anni cinquanta) - continua il regista - ho inteso dare verosimiglianza a un'interlocuzione corrente, salace e corrosiva, che tutt'ora si può udire in qualsivoglia contesto della Capitale. Probabilmente ho sbagliato, e me ne scuso davvero con Lei e con tutti i tifosi, nel non aver considerato che con quel paio di brevi battute, avrei urtato la sensibilità dei tanti seguaci della Lazio. In attesa - conclude - dei nuovi goal del grande Ciro Immobile, vi saluto con amicizia". (ANSA).
   

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