La parola della settimana è leggenda (di Massimo Sebastiani)

Cosa significa e da dove proviene?

Redazione ANSA

Che cosa è una leggenda per un rapper italiano quasi trentenne di Cinisello Balsamo che parla molto anche ai più giovani e che è ormai assurto nell’empireo del piccolo star system italiano, condizione certificata dalla sua partecipazione ad X Factor come giudice? Ricordando evidentemente il suo recente passato, che infatti, dice, diventa storia, quello di prima di diventare famoso, Gionata Boschetti, in arte Sfera Ebbasta, ne parla nel brano omonimo come di qualcosa di precario, appena ‘un giro’, qualcosa che può durare molto poco e che assomiglia pericolosamente al sogno, anzi, canta Sfera, al ‘sonno’. Perché lui è, e si sente una leggenda, solo per un po’ di successo e tanti soldi. Ma basta questo per parlare di leggenda?

Bentornati alla parola della settimana che ci è stata ispirata dall’emozione e dall’inevitabile retorica seguita alla morte prematura di una star del basket americano, Kobe Bryant, diventato icona e prodotto mondiale. Praticamente nessuno ha saputo resistere alla tentazione di scrivere qualcosa come ‘Addio alla leggenda del basket’. E’ vero, c’è sempre un po’ di pigrizia nella fattura dei titoli giornalistici ma in questo caso non c’è dubbio che si sia trattato di una pigrizia a fin di bene.

 

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Di fronte a una figura come Bryant, per descriverne la grandezza sportiva, la mentalità vincente, il rispetto conquistato, la proiezione in una dimensione che va ben oltre lo sport specifico praticato, e anche tenendo conto dei molti aneddoti legati sia al suo cuore grande (le visite in segreto ai bambini malati, per esempio) che alla sua cattiveria e al suo egoismo sportivo (non a caso aveva sceltoBlack Mamba come soprannome, cioè il nome del serpente più letale del mondo), il termine leggenda sembrava il più indicato.

Ma cosa significa leggenda? Da dove proviene questa parola? Avete presente la celebre Carthago delenda est o più semplicemente Delenda Carthago, la celebre frase con cui terminava i suoi discorsi in Senato Catone il Censore? Ecco, siamo da quelle parti, cioè dalle parti di un’espressione gerundiva che indica qualcosa che deve, che è opportuno, che è giusto sia fatta. Nel nostro caso: cose che si devono leggere. E’ un’espressione del latino medievale che risale al XIII secolo e non per caso. Era legata in un primo tempo alle vite dei santi, e infatti veniva letta nel giorno dedicato a quel particolare santo, ma presto fu usata anche per gesta eroiche e cavalleresche. La caratteristica della leggenda è che deve avere elementi di esaltazione e al tempo stesso di esemplarità.

La sua caratteristica, diversamente dal mito, è quella di contenere elementi di realtà – anche i santi sono persone effettivamente vissute, che hanno compiuto azioni di vario tipo – che vengono però dilatati, amplificati, alterati dal racconto. Alcuni di questi elementi modificati sono molto spesso sempre gli stessi, atti di estrema bontà o estrema violenza, un’origine misteriosa, il ritiro dalla società per un periodo di tempo e poi il ritorno, magari ascese e cadute ecc. Lo ha spiegato bene uno studioso americano che si ispirava a Jung, Joseph Campbell, e secondo cui esiste una sequenza tipica di azioni compiute dall’eroe leggendario che si può trovare nelle storie di tutto il mondo, in qualunque epoca e a qualunque latitudine: un’unica impresa, dice Cambpell, compiuta da persone diverse.

In questa sequenza la morte ha un ruolo, anche se spesso si parla, con voluta contraddizione in termini, di ‘leggenda vivente’. La morte, che arriva troppo presto e che per gli uomini, pur consapevoli di dover morire, resta sempre qualcosa di misterioso, che vorremmo cercare di spiegare, proietta facilmente nella leggenda la vita e le gesta di qualcuno. Da Marilyn Monroe a Lady Diana a Kobe Bryant. Esistono dunque delle condizioni indispensabili per ‘entrare nella leggenda’, altra espressione che forse usiamo con pigrizia ma che ci fa capire che la leggenda è anche il passaggio da una dimensione ad un’altra. Tanto è vero che, per concludere con i modi dire che usiamo spesso legati alla parola, si parla di uomo o donna ‘dietro la leggenda’, ad indicare la nuda verità di una vita spogliata di quelle stratificazioni fantastiche che qualcuno, o molti, hanno voluto sovrapporre all’esistenza e al carattere reale della persona in questione.

Gionata Boschetti, ovvero Sfera Ebbasta, dunque sa di non essere leggenda. Lo dice e lo mostra chiaramente nel testo della canzone omonima. Per fare quel passaggio ci vuole molto di più: magari sacrificare la propria vita per salvare gli altri, come fa il brillante virologo Robert Neville nel film tratto da un celebre romanzo Richard Matheson e intitolato, proprio per questo, Io sono leggenda.

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