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Dl Ong: Molteni, Italia unico Paese che fa soccorsi in mare

Dl Ong: Molteni, Italia unico Paese che fa soccorsi in mare

Via libera definitivo dal Senato con 84 sì e 61 no

23 febbraio 2023, 13:13

Redazione ANSA

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Lo sbarco di migranti a Pozzallo, archivio - RIPRODUZIONE RISERVATA

Lo sbarco di migranti a Pozzallo, archivio - RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo sbarco di migranti a Pozzallo, archivio - RIPRODUZIONE RISERVATA

Via libera definitivo dall'Aula del Senato al decreto per la gestione dei flussi migratori, il dl Ong. I voti favorevoli sono stati 84, i contrari 61 e nessun astenuto.

"In tema di immigrazione, di diritto umanitario, il nostro paese non deve prendere lezioni da nessuno. Se c'è un paese che fa canali umanitari è l'Italia, gli altri Paesi europei non li fanno e questo è un motivo di orgoglio". Così in Aula al Senato il sottosegretario Nicola Molteni interviene in replica sul dl Ong. "Siamo l'unico paese - aggunge - che fa soccorsi in mare grazie alla guardia costiera e alla guardia di finanza". "Non si può accusare un paese - incalza il sottosegretario - di voler fare un decreto per incentivare le morti in mare. La dignità del nostro paese non lo può accettare".

"E' stato definito decreto non umanitario, non vuole criminalizzare nessuno, ma vuole regolarizzare l'attività di soccorso in mare rispetto alla quale si pongono regole". Così Molteni interviene in replica sul dl Ong. "Queste decreto - prosegue - pone regole di condotta in conformità alle regole del diritto del mare, chiunque è in difficoltà nel mare va salvato, questo è un diritto sacro santo. In mare non si fa morire nessuno".

"La difesa dei confini è una prerogativa dello Stato e non di organizzazioni private straniere e credo che i soccorsi in mare debbano essere fatte dallo Stato perché ritengo che un governo serio abbia il diritto di decidere se delegare o no soggetti stranieri e noi non diamo deleghe in bianco per fare ciò che fa in modo opportuno il nostro paese", afferma Molteni.

Il decreto sui flussi migratori approvato in via definitiva dal Senato intende regolamentare l'azione delle navi delle Ong nel Mediterraneo, con il duplice obiettivo, da una parte, di assicurare l'incolumità delle persone recuperate in mare e, dall'altra, l'esigenza di tutelare l'ordine e la sicurezza pubblica. Introduce nuove regole per il salvataggio dei migranti in mare operato dalle navi delle organizzazioni non governative modificando alcuni commi del cosiddetto decreto Lamorgese e regolando la questione dei salvataggi multipli. Il transito e la sosta di navi nel mare territoriale sono comunque garantiti ai soli fini di assicurare il soccorso e l'assistenza a terra delle persone prese a bordo a tutela della loro incolumità. Le navi che svolgono attività di ricerca e soccorso in mare devono: possedere le autorizzazioni rilasciate dalle competenti autorità dello Stato di bandiera e i requisiti di idoneità tecnico-nautica alla sicurezza della navigazione nelle acque territoriali; aver raccolto tempestivamente, previa informativa, le intenzioni dei migranti di richiedere la protezione internazionale; richiedere, nell'immediatezza dell'evento, l'assegnazione del porto di sbarco; raggiungere il porto di sbarco indicato dalle autorità senza ritardi, per completare il soccorso; fare in modo che le operazioni di soccorso non aggravino le situazioni di pericolo a bordo e non impediscano il raggiungimento del porto di sbarco. Se le ONG violano queste prescrizioni si applica al comandante della nave una sanzione amministrativa da euro 10.000 a 50.000. La responsabilita' solidale si estende all'armatore e al proprietario della nave. Competente all'irrogazione delle sanzioni accertate dagli organi addetti al controllo e' il Prefetto della provincia interessata dallo sbarco. Viene poi applicato il fermo amministrativo per due mesi della nave utilizzata per commettere la violazione. In caso di reiterazione della violazione con medesima nave, si applica la sanzione amministrativa accessoria della confisca della nave e l'organo accertatore procede immediatamente a sequestro cautelare. Previste anche sanzioni che vanno dai 2000 ai 10mila euro al comandante e all'armatore della nave che "non forniscono le informazioni richieste dalla competente autorità nazionale per la ricerca e il soccorso in mare o non si uniformano alle indicazioni della medesima autorità".

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