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Bellocchio, racconto l'Italia di Moro senza ideologie

La serie tv Esterno Notte "un ritratto più emotivo che politico"

Fuori dal covo di Buongiorno Notte per raccontare ancora 44 anni dopo i fatti, il rapimento e il sequestro di Aldo Moro quei 55 giorni in cui lo statista nelle mani delle Brigate Rosse fu al centro di un complesso travaglio politico tra chi avrebbe trattato la sua liberazione ad ogni costo con i terroristi e chi dalla linea della cosiddetta fermezza non indietreggiò mai. E' l'impresa in sei episodi di Marco Bellocchio che con Esterno Notte contravviene alle sue regole e ritorna su tema appunto già trattato. E' il debutto del regista dei Pugni in tasca e del Traditore nella forma della serialità e con questo progetto è di nuovo al festival di Cannes, tra le proiezioni speciali, l'anno dopo una trionfale Palma d'oro onoraria e un documentario potente come Marx può aspettare. "Una immagine, vista qualche anno fa di Moro nel 1971 sulla spiaggia di Maccarese in mezzo a famiglie in costume da bagno e lui in doppiopetto e cravatta, mi ha fatto scattare qualcosa, la voglia di tornare a raccontare questa figura in un contesto diverso. E' passato ancora più tempo, il mio sguardo è molto meno ideologico, non voglio perdonare tutti ma non c'è nessun odio per nessuno. Mi dispiace se qualcuno ha interpretato questo mio tornare su Moro come un accanimento da avvoltoi su episodi tragici di quegli anni. Ritengo il memoriale di Aldo Moro una fonte incredibile di ispirazione". Le sei puntate, fiore all'occhiello della programmazione Rai1 in autunno e in sala con Lucky Red in due parti dal 18 maggio (con 300 copie) e dal 9 giugno, sono come un mosaico per far rivivere con i punti di vista di ciascuno, papa Paolo VI, Francesco Cossiga, Eleonora Moro, i brigatisti, quella grande tragedia collettiva vissuta dall'Italia in quella primavera del 1978. Con Aldo Moro, interpretato da un fantastico Fabrizio Gifuni, a 'sorvegliare dall'alto'. Può dire qualcosa oggi? "Non so se c'è una attualità, mi devo far guidare dal mio istinto e da quel desiderio di tornare a rappresentare in modo diverso il caso Moro da quando in occasione del 40ennale della morte siamo stati invasi di libri, trasmissioni, commemorazioni. Francamente se potrà interessare le nuove generazioni non me lo sono minimamente posto. Di una cosa sono sicuro la politica era qualcosa di molto più importante, vivevamo nelle utopie politiche anche se erano al tramonto, nella fossa del terrorismo e di altre tragedie. Oggi è tutto diverso, tutto cambiato, e sarebbe un errore pensare che quella classe dirigente di allora, i Cossiga, gli Andreotti, i Zaccagnini erano di una altra statura rispetto ai Di Maio, Conte di oggi è la distanza del tempo che ce lo fa credere. Con una eccezione: Aldo Moro. Ha dimostrato di essere più avanti di tutti, un vero riformista, le cose che ha ardito fare le ha pagate con la vita". Definisce Marco Bellocchio Esterno Notte "un racconto più emotivo che politico. Politicamente poi la difficoltà era far capire oggi che dietro quegli slogan c'era l'utopia di un mondo migliore". E se con una battuta sulla serialità dice "è stata la prima e l'ultima", il regista racconta di un progetto pensato con gli sceneggiatori , Stefano Bises, Ludovica Rampoldi, Davide Serino in una forma di sei episodi proprio per raccontare meglio i personaggi coinvolti, dopo un progetto fallito "forse tempi non maturi" di tornare su Moro filmando il romanzo di Adriana Faranda Nell'anno della tigre. "Esterno Notte è nato con la forma di sei episodi poi è diventato serie tv". Non è affettuosamente d'accordo il produttore Lorenzo Mieli che con The Apartment, società del gruppo Fremantle, con Simone Gattoni per Kavac film, in collaborazione con Rai Fiction, in co-produzione con Arte France l'ha realizzata. "Il mio sogno culturale - ha detto Mieli - è portare i grandi maestri del cinema sulla lunga serialità. I sei episodi che mi ha portato Marco, proprio per la loro stessa scrittura e circolarità, erano l'ossatura di una vera serie e così è stato". A Cannes c'è un magnifico altro precedente, La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana.

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