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Libri: Sciascia e la giustizia, la sconfitta della ragione

Un saggio di Amodio e Catalano pubblicato da Sellerio

(ANSA) - PALERMO, 26 FEB - Molte opere di Leonardo Sciascia pongono la questione giustizia al centro della riflessione. La vocazione dello scrittore è quella di scavare nei casi giudiziari più controversi per comprendere perché mai la ragione finisca per essere sopraffatta dall'arbitrio. Questo itinerario letterario, ma anche civile di Sciascia sul tema della giustizia "tradita" è ora ripercorso da Ennio Amodio e Elena Maria Catalano nel saggio "La sconfitta della ragione" edito da Sellerio.
    I due autori sono docenti universitari di procedura penale, quindi propongono un'analisi delle posizioni di Sciascia, spesso accompagnate dalle polemiche, con l'ottica dei professionisti del diritto. E ne condividono soprattutto il "rifiuto del misticismo giudiziario". Lo scrittore, sostiene nella prefazione Gianni Puglisi, ha scelto una dimensione critico-logica, "si ispira ai valori della libertà individuale e sociale" e non soggiace ad "alcuna prevaricazione politica e sociale". È forte nelle sue opere il richiamo dell'illuminismo che, secondo Amodio e Catalano, punta alla radicale riforma della giustizia, alla denuncia della fragilità del percorso indiziario, alle distorsioni della macchina della giustizia, alla riscoperta dei diritti dell'uomo e quindi al primato della ragione. Questa visione della giustizia emerge sia dai suoi romanzi polizieschi - Il giorno della civetta, A ciascuno il suo, Il contesto - così diversi dal genere del giallo classico e così orientati a valorizzare il ruolo dei funzionari minori fedeli alle istituzioni e alle leggi ma destinati alla sconfitta perché schiacciati dalle trame del potere. È proprio quello che accade al giudice di Porte aperte e al capitalo Bellodi del Giorno della civetta. Grande era anche la diffidenza di Sciascia sia verso lo spettro dell'errore giudiziario sia verso i "professionisti dell'antimafia", l'ultimo caso su cui la preoccupazione dello scrittore per la formazione di un nuovo sistema di potere gli attirò le polemiche più aspre. Eppure, osservano Amodio e Catalano, il suo era un "illuminismo ben temperato" che con lo strumento della critica cercava di sfuggire al rischio della spettacolarizzazione della giustizia e della deriva dell'ingiustizia. (ANSA).
   

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