Positivo a Covid morto durante soccorsi,"crisi respiratoria"

Esito autopsia a Cagliari, indagati 4 operatori del 118

E' stata una crisi respiratoria derivata da una polmonite a uccidere Carlo Lobina, il 65enne di Seui, positivo al covid, morto sabato scorso mentre tentava di raggiungere a piedi una ambulanza del 118 che lo avrebbe dovuto trasferire a Cagliari a causa dell'aggravamento delle sue condizioni. E' quanto emerge dall'autopsia eseguita oggi nell'ospedale cagliaritano Santissima Trinità, unico presidio Covid del capoluogo, dal medico legale Nicola Lenigno, perito della Procura di Lanusei che indaga sul decesso.
    Al momento sono 4 gli indagati dal pm Gualtiero Battisti, tutti operatori del 118, con l'ipotesi di reato di omicidio colposo. Entro 90 giorni il dott. Lenigno consegnerà anche gli esiti degli esami istologici. La salma, nel frattempo, è stata restituita ai familiari. All'accertamento tecnico irripetibile disposto dal sostituto procuratore era presente anche il consulente nominato dai congiunti della vittima, Guglielmo Benvenuti. Secondo l'avvocato Marcello Caddori, che assiste la famiglia, ci sarebbero state negligenze da parte dei soccorritori. Lobina aveva dovuto percorrere circa 200 metri in salita prima di raggiungere il mezzo, troppo grande per passare nella stretta viuzza dove si trova l'abitazione della madre della vittima, da anni emigrato in Germania e tornato solo di recente in paese. E prima di arrivarci era caduto a terra di schianto, privo di conoscenza.
    Tuttavia, la versione fornita dagli operatori del 118 nel primo interrogatorio non collima con questa ricostruzione: nessuno avrebbe chiesto al paziente di raggiungere l'ambulanza a piedi ma lo avrebbe deciso di sua iniziativa. Gli stessi operatori avrebbero anche detto di non essersi accorti che l'uomo caduto a terra esanime a pochi metri dall'ambulanza fosse il paziente che avrebbero dovuto trasferire a Cagliari. Quando se ne sono resi conto, hanno tentato di rianimarlo con un messaggio cardiaco manuale, senza quindi defribillatore, ma per lui non c'era più nulla da fare. Seguito dai medici dell'Usca dopo la sua positività al coronavirus, era stato uno di questi, sabato pomeriggio, a segnalare problemi respiratori nel paziente e decidere il suo ricovero in ospedale.
   

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