Giotto Bizzarrini, il padre di tante sportive compie 95 anni

Da Ferrari GTO compresa a V12 Lambo fino a 'sua' 5300 GT Strada

Redazione ANSA MILANO

di Andrea Silvuni

Auguri Giotto! Uno dei più creativi e esperti progettisti di auto sportive, il livornese Giotto Bizzarrini, compirà domenica 6 giugno 95 anni, molti dei quali passati in mezzo a tecnigrafi, regoli Nestler (il bisnonno degli attuali strumenti digitali di calcolo) e banchi prova. La 'pratica' su bielle e leghe leggere lo ha sempre accompagnato, vista la sua laurea in Ingegneria meccanica all'Università di Pisa nel 1953 con una tesi su un motore quattro cilindri raffreddato ad aria collaudato al banco in Università. Dopo qualche mese di lavoro come assistente al celebre ateneo, Bizzarrini entra a 28 anni all'Alfa Romeo nel reparto Sperimentazione, nel team del celebre Consalvo Sanesi.
    Nel febbraio del 1957 Giotto Bizzarrini passa alla Ferrari, dove alla progettazione aggiunge anche l'attività di riscontro dei progetti attraverso i collaudi in pista e su strada. A Maranello il giovane e valente ingegnere lavora nella equipe che realizza l'iconica 250 Testa Rossa e alla fine degli Anni '50 diventa responsabile del settore sperimentale e di sviluppo dei modelli di serie.
    Bizzarrini collabora anche con il reparto corse, la Scuderia Ferrari. Proprio nel 1957 è il responsabile tecnico per l'ultima 1000 Miglia di sempre, in occasione della quale interviene sull'impianto frenante (montando ceppi in lamiera d'acciaio) della 315 S che taglierà per prima il traguardo guidata da Piero Taruffi. Ma dopo aver contribuito a vari modelli di successo, tra cui le mitiche 250 Spider California e 250 GTO, aver sviluppato sulla base della Boano 250 GT che utilizzava personalmente - la famosa 'Papera' (il modello da cui è nata la GTO) - e avere inventato agli inizi degli Anni '60 la coda tronca sulle vetture da competizione, una scelta davvero pionieristica, i rapporti di Bizzarrini con l'azienda entrano in crisi.
    Si parla di una 'insurrezione' di dirigenti (tra cui Carlo Chiti) per difendere un collega. Ma, come riporta il saggio Giotto Bizzarrini - L'ingegnere costruttore - edito dall'AISA - Associazione Italiana per la Storia dell'Automobile, anche di tensioni interne alla famiglia Ferrari e all'azienda, al momento della creazione della Sefac e di 'correnti' sotterranee che erano favorevoli o contrarie a riassetti societari.
    Una cosa è certa: nell'ottobre del 1961 Giotto Bizzarrini assieme ad altri sette maggiori dirigenti della società lascia l'azienda. Assieme a Carlo Chiti e al conte Volpi di Misurata fa parte dei fondatori della Automobili Turismo e Sport Spa (ATS).
    Ma lascia subito la nuova avventura per creare nello stesso anno a Livorno la Autostar. L'attività è duplice: montare su vetture Alfa Romeo e Volkswagen i freni Amadori Campagnolo e fornire consulenza ingegneristiche, come la progettazione di auto e di nuovi motori.
    Tra i primi committenti Ferruccio Lamborghini, che ordinando un nuovo V12 per le sue auto sportive - a raccontarlo è lo stesso Bizzarrini nel saggio dell'AISA - pose una curiosa clausola: il motore avrebbe dovuto erogare al banco almeno 320 Cv e ogni 'calo' di cavalli avrebbe influito sulla somma da pagare. Il risultato, nemmeno a dirlo, fu a favore dell'ingegnere livornese: 358 Cv al regime di 9.800 giri! Come 'libero professionista' Bizzarrini lavora alla ASA 1000 GT (conosciuta anche come Ferrarina), una piccola auto sportiva a cui hanno collaborato anche Carlo Chiti per il motore e Giorgetto Giugiaro (all'epoca in Bertone) su commessa della Autocostruzioni Società per Azioni dell'industriale chimico milanese Oronzio de Nora, inventore dell'Amuchina.
    Ma la pagina più importante nella storia di Bizzarrini, dopo l'esperienza in Ferrari, è probabilmente quella dell'incontro con un altro industriale lombardo E'Piero Rivolta che - dopo l'Isothermos dell'anteguerra, le moto e l'Isetta del 1953 - nel 1962 decide entrare nel mercato delle auto di lusso con la coupé GT 300 disegnata da Giugiaro per Bertone. Da questa auto deriva l'anno successivo la Iso A3/C destinata alle competizioni, di cui si occupa Bizzarrini.
    Nel 1965 viene presentata la seconda Iso firmata Giotto Bizzarrini. E' la Grifo GT con motore V8 Chevrolet. Ma a Livorno c'è voglia di attività in proprio e - scomparsa la Autostar a favore della nuova società Bizzarrini - l'ingegner Giotto fa debuttare il suo nome sulla 5300 GT Strada, in pratica una Grifo riveduta con molti elementi presi in prestito dalla A3/C.
    L'iniziativa vede anche il sostegno 'pratico' di Rivolta, che regala molti pezzi a Giotto dopo essersi ritrovato con centinaia di Grifo nei piazzali per un contratto sfumato.
    Ma la gestione di un'azienda è altra cosa rispetto alla progettazione e così, dopo 133 esemplari della 5300 GT Strada prodotti, la società livornese chiude l'attività. Un vero peccato, perché a far conoscere questo nome e l'eccellenza delle sue auto in tutto il mondo sono stati anche personaggi celebri come Steve Mc Queen, lo Scià di Persia, Susanna Agnelli, Little Tony, Claudio Villa e molti altri, tra cui il Duca Amedeo d'Aosta che ne aveva possedute due oltre alla celebre P538S a motore centrale. 
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA
Modifica consenso Cookie