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Greta Thunberg, timida e studiosa ma sul clima vado avanti

Si collega da scuola per film su tenacia e fragilità attivista

Swedish climate activist Greta Thunberg protests in front of the Swedish Parliament © EPA
  • dell'inviata Alessandra Magliaro
  • VENEZIA
  • 04 settembre 2020
  • 20:33

"Non sono la bambina arrabbiata che urla davanti ai leader mondiali, non sono come alcuni media mi rappresentano, sono una ragazza timida, studiosa, una nerd che ha a cuore il presente e il futuro del Pianeta e dunque anche il mio", dice Greta Thunberg.

Dalla biblioteca del ginnasio che frequenta, la 16enne attivista svedese che in poco più di un anno è stata con il suo gesto prima solitario - tutti i venerdì seduta davanti al parlamento del suo paese con in mano il cartello 'Sciopero scolastico per il clima' - poi catalizzatore per migliaia e migliaia di ragazzi, sfiorando il Nobel per la pace, si è collegata con la Mostra del cinema di Venezia.
    Non poteva saltare la scuola (lo fa solo il venerdì), ma voleva testimoniare il "valore fortemente simbolico" della proiezione del film documentario di Nathan Grossman fuori concorso 'Greta - I am Greta' (uscirà con Koch Media prossimamente). Dopo l'anno sabbatico in cui è stata presa dagli impegni che hanno portato questa ragazzina alla ribalta mondiale, nelle aule del potere globale - da Strasburgo alla Commissione Europea, dall'Eliseo francese all'Onu a New York - e nelle strade insieme al movimento ispirato a lei Fridays for Future, Greta cerca di riprendersi la sua vita di adolescente, una dimensione di routine e normalità. "Devo rispondere velocemente, devo tornare a lezione", spiega un po' imbarazzata quando deve lasciare il collegamento. "La crisi del Covid ha colpito tutti, sconfiggere il virus è una priorità, non si possono gestire due crisi insieme: per questo le questioni ambientali, la lotta sul Climate Change è stata messa in pausa, invece dobbiamo capire che è urgente e non si può mollare se vogliamo avere un futuro", dice rispondendo all'ANSA e ribadendo il suo impegno, anche se volutamente non più in prima linea.
    Nel documentario di Grossman, potente e istruttivo, la vita della bambina con le trecce che ha attraversato in barca a vela l'Oceano per arrivare da Plymouth a New York e andare a portare la lotta per il clima all'Assemblea generale dell'Onu, soffrendo di paura per il mare grosso, la solitudine e l'impresa più grande di lei (sono immagini eccezionali e anche molto private), viene riportata a quello che è: una straordinaria esperienza.
    "E' una responsabilità enorme quella che ho, è troppo grande per me" dice la bambina che è stata capace di dire ai leader del mondo "come osate? Ci avete rubato i sogni con quella favola della crescita eterna, invece non c'è più tempo per darci un futuro" ed è tristemente consapevole che 5 anni dopo gli accordi di Parigi sul clima i passi avanti sono minimi. "Mi riconosco nel film - ammette - inizialmente ero preoccupata, Nathan era sempre con me, filmava tutto in silenzio durante oltre un anno, neppure mi ricordavo di lui, ad un certo punto ho pure dubitato che il suo fosse un lavoro professionale" (non c'era troupe di alcun tipo, solo Grossman con la sua videocamera ovunque, ndr).
    Viene fuori un ritratto di Greta completo, non solo la bambina con le trecce e la sindrome di Asperger minacciata persino di morte, sbeffeggiata da Trump e Bolsonaro, adorata dai ragazzi di tutto il mondo che con lei e in suo nome hanno portato la questione ambientale tra le priorità mondiali, con marce storiche, ma anche la Greta che abbraccia il suo cavallo e il cane Roxy, che scrive di notte i suoi discorsi cercando di migliorare tenacemente parola per parola, la bambina stanca che salta i pasti e che fa preoccupare i genitori. Nel documentario si fa la conoscenza con loro, il padre soprattutto che la segue, senza lasciare mai questa piccola donna coraggiosa
   

  • dell'inviata Alessandra Magliaro
  • VENEZIA
  • 04 settembre 2020
  • 20:33

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