Droga: 16 indagati all'Aquila, 9 in carcere,4 a domiciliari

Indagini squadra mobile:nei guai tossicodipendenti-spacciatori

(ANSA) - L'AQUILA, 18 GIU - Acquistavano eroina a Roma rivolgendosi a spacciatori gambiani e senegalesi per poi consumarla e in parte rivenderla all'Aquila per finanziare l'uso personale: la Squadra mobile del capoluogo regionale, al termine di una complessa e articolata attività investigativa, sta eseguendo misure cautelari nei confonti di 16 persone, 10 cittadini italiani, 4 gambiani e 2 senegalesi, ritenuti responsabili di numerosi episodi di spaccio di sostanze stupefacenti. In particolare, nell'ambito dei provvedimenti attuati a Roma, L'Aquila e Pescara, 9 indagati sono finiti in carcere, 4 ai domiciliari con 3 con l'obbligo di dimora nel comune di residenza. Le indagini hanno avuto inizio dal caso della morte di un giovane aquilano nei mesi scorsi per presunta overdose da eroina, sul quale non sono emerse responsabilità dei 16 indagati. La operazione scattata oggi, non ha portato a sgominare una banda ma ha fatto emergere casi di spaccio individuali da parte di tossicodipendenti che, anche con mezzi pubblici, raggiungevano Roma per acquistare eroina che poi in parte consumavano e in parte immettevano nel mercato aquilano da quale la richiesta era rilevante. La piazza aquilana era considerata interessante per i rifornitori gambiani e senegalesi visto che in molte occasioni si sono spostati da Roma all'Aquila per consegnare la droga: a tale proposito, un cittadino gambiano nei mesi scorsi aveva affittato un appartamento in centro storico per essere poi arrestato è stato arrestato con il sequestro di circa 450 grammi di eroina e 4.800 euro in contanti. Le indagini hanno evidenziato il pericolo elemento della scarsa qualità dell'eroina che, in alcune occasioni, provocava dei malori ai tossicodipendenti tanto da far preoccupare gli stessi acquirenti-spacciatori che si lamentavano con il rifornitore straniero perché l'eroina era stata "tagliata male" e, quindi, loro stessi avevano ricevuto rimostranze dai consumatori finali: "questa qua non va bene, non si riesce a lavorà bene!...questa dà troppe lamentele…troppe lamentele...".
    Gli accordi venivano sempre presi telefonicamente o di persona con linguaggio criptico: per indicare le dosi "due panini" oppure "un tavolo da quattordici e uno da otto". Le indagini avrebbero dimostrato come gli indagati abbiano immesso ingenti quantitativi di eroina con una regolare e continua attività di spaccio della droga da parte degli indagati.(ANSA).
   

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