'Io lavoravo, la mia casa distrutta dall'acqua'

Pompiere in servizio la notte della super marea,'ho perso tutto'

 "Mia moglie mi mandava continuamente i video del nostro appartamento allagato, dei mobili distrutti, ma non potevo tornare a casa, dovevo aiutare chi, come me, stava perdendo tutto": lo racconta Marcello Benedetti, il vigile del fuoco-eroe di 51 anni, residente nell'isola di Murano, che nella notte del picco di marea di 187 centimetri a Venezia non si è fermato un secondo. Lavora da 23 anni nel distaccamento della Marittima dei pompieri, che si occupa dell'assistenza alle navi in caso di roghi. Era entrato in servizio alle 20, avrebbe dovuto finire alle 8 del mattino.

"All'improvviso, verso le 21, l'acqua ha iniziato a salire - racconta - Poi il vento di scirocco si è improvvisamente fermato in un silenzio surreale. Il preludio dell'inferno. Dopo 10 minuti la situazione è precipitata. Il vento si è alzato d'improvviso, è diventato un soffio impazzito e la marea si è impennata. Sembrava non si fermasse più". Il pompiere era in caserma quando è scattato l'allarme generale. "Ci hanno chiamato segnalandoci i primi interventi - aggiunge - Non riuscivamo neppure a muoverci e salire sulla nostra imbarcazione per partire perchè il pontile si era rotto. Alla fine ce l'abbiamo fatta". Alle preoccupazioni per le sorti della città Marcello ha dovuto sommare, in silenzio, l'angoscia per la sua situazione personale. "Mia moglie, a casa con i miei due figli - mi ha chiamato, poi ha mandato dei video via via più allarmanti. Continuava a dirmi 'qui è un macello, stiamo affogando'". Ma il vigile del fuoco ha continuato a pensare solo al lavoro.

"Ho proseguito a prestare la mia opera, concentrandomi su quello che stavo facendo - dice ancora - e a mia moglie ho solo imposto di andare al piano di sopra con i figli, finchè non finiva la 'buriana'". Solo alle 3.30 di notte Benedetti ha potuto verificare di persona le devastazioni subite dalla sua casa. "Mi hanno chiamato di supporto ad un incendio sull'isola - sottolinea - . Sono passato davanti a casa e c'era mia moglie sulla porta, con le lacrime agli occhi. L'acqua stava solo allora cominciando a defluire molto lentamente. Purtroppo, come per tutti, le vasche di protezione non sono servite a nulla. Troppo forte la spinta". Nella marea dei record la famiglia ha perso molti dei suoi beni e dei ricordi. "Il pianoterra non esiste più - elenca - Tutto è andato distrutto: la cucina, gli elettrodomestici, tutti i mobili. Persino i libri di scuola di mio figlio". Marcello confessa che quella marea gli è rimasta dentro, una ferita che sia lui che la città faranno fatica a rimarginare. "L'acqua alta ci ha distrutto dentro - conclude - siamo veneziani, abituati a lottare, ma quanto è accaduto ci ha colpito nel morale. Ora siamo veramente in ginocchio".

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