Inchiesta bestiame, 5 assolti in Appello

Nessuna condanna nel processo nato da inchiesta del 2008

TORINO - Nessuna condanna al termine del processo di secondo grado sul bestiame contaminato e la Fontina adulterata nato da un'inchiesta del 2008. La quarta sezione penale della Corte d'Appello di Torino, infatti, per alcuni reati ha dichiarato l'assoluzione "perché il fatto non sussiste", e per altri il "non doversi procedere per intervenuta prescrizione", nei confronti di Antonio Albisetti (50 anni, di Montjovet), Eliseo Duclos (60, Gignod), Claudio Trocello (62, Aosta), Marisa Cheillon (53, Gignod). Angelo Cabraz (44, Jovencan) è stato assolto da tutte le accuse. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.
    Per gli altri 28 imputati - tutti assolti in primo grado - era stata la stessa procura generale a rinunciare all'appello, a causa dell'intervenuta prescrizione.
La Corte ha mantenuto la condanna al risarcimento danni in separato giudizio a favore dell'Usl - rappresentata dall'avvocato Corrado Bellora - per i reati prescritti attribuiti al veterinario Trocello.
"Finalmente siamo contenti che la verità sia stata accertata, perché in questi otto anni, dopo mesi di custodia cautelare in carcere e di arresti domiciliari finalmente era l'ora che arrivasse la verità e che emergesse che l'inchiesta effettuata dalla procura era completamente errata", dichiara l'avvocato Massimiliano Sciulli, che insieme al collega Jacques Fosson assiste Eliseo Duclos e Marisa Cheillon, che in primo grado erano stati condannati rispettivamente a quattro anni e a un anno e sei mesi di reclusione.

L'inchiesta, coordinata dal pm Pasquale Longarini, fu avviata nel 2008 dai carabinieri del Nas e dal Corpo forestale valdostano. Nel novembre dell'anno successivo due persone finirono in carcere e altre 11 ai domiciliari. Nell'agosto del 2010 furono notificati 75 avvisi di fine indagine. Il procedimento per oltre due anni fu bloccato nell'attesa che i periti incaricati dal gup terminassero le traduzione e le trascrizioni di centinaia intercettazioni telefoniche in patois. Il 30 ottobre del 2014 si arrivò alla sentenza di primo grado, con 43 assoluzioni e cinque condanne. Le accuse a veterinari, allevatori e produttori di formaggi andavano dall'associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni della Regione Valle d'Aosta, al maltrattamento e uccisione di animali, all'abusivo esercizio di professione alla frode in commercio.

   

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