• Addio Gino Corioni. suo il Brescia di Baggio e Mazzone

Addio Gino Corioni. suo il Brescia di Baggio e Mazzone

Per 22 anni presidente. Ex codino: "Organizzerà squadra in cielo"

L'ultimo dei presidenti "pane e salame": questo è stato Gino Corioni, presidente del Brescia per quasi un quarto di secolo, fino all'estate del 2014 quando i problemi finanziari che travolsero il club portarono alla sua estromissione dal vertice della società che poi passò di mano. Corioni, che per lungo tempo ha lottato contro una malattia che lo ha fiaccato nel fisico - ma mai nello spirito - si è spento la scorsa notte. Nella sua villa di Ospitaletto, quartier generale di tutte le trattative importanti sotto la sua gestione societaria, è stata allestita la camera ardente. E fin dalle prime ore del pomeriggio si è assistito ad una processione incessante. I primi ad arrivare sono stati gli amici di una vita, i compagni di classe delle elementari e delle medie di quell'uomo che da disegnatore dipendente di una fabbrica che produceva sanitari, riuscì a diventare imprenditore e a farsi strada nel mondo del calcio (partendo dall'Ospitaletto in C1, diventando consigliere del Milan e poi alla guida del Brescia) arrivando a dare del "tu" ai potenti.

Un visionario, secondo molti. Uno capace di immaginare Roberto Baggio e Pep Guardiola in una squadra di provincia. Uno che Baggio e Guardiola, in provincia li ha portati davvero. Amici, con i quali finché ha potuto, "il Gino" ha condiviso lunghi pomeriggi di partite a carte. Gente comune. E poi volti noti. Tra i primi ad arrivare ad Ospitaletto, l'ex Ct della Nazionale, bresciano anche lui, Cesare Prandelli. "Per me Corioni - ha detto - è stato una persona unica. Per molti era scomodo, per me unico: in un momento molto particolare della mia vita venne a casa mia e facemmo una lunga chiacchierata. Non potrò mai dimenticarlo". E poi Rolando Maran, allenatore del Chievo che dieci anni fa esatti, proprio in questi giorni, venne esonerato dalla guida del Brescia. Non fu un esonero "normale": Maran venne esonerato dall'incarico dopo una vittoria per 3-0 sul Pescara, a 11 giornate dalla fine del campionato di serie B e con il Brescia da mesi stabilmente nei play off.

"Perché con Maran ai play off non vinceremo mai" fu la motivazione di Corioni che chiamò al suo posto Zdenek Zeman. Ai play off il Brescia non arrivò mai. Particolare fu anche la conferenza stampa con cui Corioni, per tutti "il pres", annunciò il cambio in panchina: a casa sua, mentre affettava coppa e salame per i giornalisti. A rendergli omaggio ieri anche il nuovo ad del Brescia calcio, Rinaldo Sagramola, con Andrea Caracciolo che di Corioni è stato una specie di figlio calcistico, al pari del giocatore dell'Empoli Marco Zambelli che giovedì pomeriggio leggerà una preghiera durante il funerale. "Io adesso me lo immagino in cielo a giocare a carte con Rozzi e Anconetani" è stato il ricordo di Aimo Diana, ex Nazionale e ora allenatore della FeralpiSalò che insieme a Daniele Bonera Corioni cedette al Parma per 30 miliardi di lire. Fu uno dei più grandi affari della carriera calcistica di Gino, costellata di successi (5 promozioni in serie A, una finale Intertoto, un torneo Angloitaliano, un "Viareggio" con la Primavera) e delusioni, salite, discese e nuove risalite. Fino alla fine. "Siamo certi, per il bene che Gino Corioni ha fatto al Brescia - ha osservato Baggio con il suo procuratore Vittorio Petrone -, per la passione e l'amore uniti ad una competenza rara nel calcio, che sicuramente andrà in Paradiso e organizzerà una squadra anche lì".

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