Capolavoro Allegri, zittiti gli scettici

Bianconeri addirittura in corsa per il Triplete

C'è il marchio di Massimiliano Allegri nella stagione straordinaria della Juventus, addirittura in corsa per il Triplete. Chiamato di corsa, al secondo giorno della preparazione estiva, a prendere il posto di Conte, dopo uno dei più clamorosi divorzi nella storia del calcio italiano, il tecnico livornese ha rigenerato i bianconeri, come se non fossero stati spremuti da tre anni di successi sotto la guida di Antonio Conte. E li ha portati a traguardi impensabili: quarto scudetto consecutivo, semifinali di Champions, 12 anni dopo, finalissima di Coppa Italia.


Ce n'è abbastanza per farla diventare, comunque vada a finire la doppia sfida europea con il Real e la partita secca con la Lazio, una delle stagioni nella hit parade assoluta dei 117 anni di storia della 'Vecchia Signora'. Eppure, Allegri non vuole parlare di rivincite, né verso il Milan che l'aveva scaricato a gennaio dell'anno scorso, né verso quei (tanti) tifosi bianconeri che l'avevano accolto con scetticismo se non addirittura ostilità.
Lo ricordava pochi giorni fa l'ad bianconero Beppe Marotta: "La prima volta che siamo arrivati a Vinovo, l'auto su cui viaggiavamo io, il presidente Agnelli ed Allegri fu presa a calci". E sul web correvano rabbia ed ironia: "Allegri. E Pirlo lo sa?", si era letto su un blog, tanto per ricordare un commento al vetriolo di un tifoso. L'avvio non è stato facile, né Allegri se l'aspettava, figurarsi dopo la sconfitta, sia pure in un' amichevole giocata a Vinovo, con i dilettanti del Lucento. Ma già qualche settimana dopo, mentre John Elkann esaltava la "juventinità" di Allegri nella tradizionale festa bianconera a Villar Perosa, era cominciato lentamente il disgelo, anche se vera contestazione, al campo o allo stadio, non c'è mai stata.


L'inizio di campionato è stato incoraggiante, un po' meno la doppia sconfitta in Champions, ad Atene e Madrid, che aveva ridato vigore agli scettici. Poi, quando la Juve ha rimesso le cose a posto in Europa ed ha scavato un solco in campionato dalle inseguitrici, è diventata sempre di più la Juve 'di' Allegri. L'unica grande delusione, almeno per ora, la Supercoppa italiana persa a Doha facendosi rimontare dal Napoli
Il successore di Conte, ha sempre tirato dritto per la sua strada, imperturbabile al lavoro, con classe e distacco da ogni tipo di polemica, persino quando il ct azzurro ha dichiarato che con lui la Juve avrebbe avuto già 20 punti di vantaggio, una gestione della squadra equilibrata. E qualche novità tattica, come il 4-3-1-2 variante del 3-5-2 tanto caro a Conte. Ha gestito situazioni complicate come la difficile stagione di Vidal, guidato l'esplosione di Pogba, corteggiato dai club più ricchi, fatto maturare Morata e Pereyra.


"Capisco lo scetticismo dei tifosi - aveva detto nella prima conferenza stampa - l'unica risposta verrà con i risultati, il lavoro, la professionalità". Molti mesi dopo Allegri ha mandato un messaggio di pace anche a chi non l'aveva accettato: "Ho perdonato gli scettici, era giusto farlo perché il loro era un atteggiamento comprensibile, dopo il fulmine a ciel sereno che era caduto sulla Juve a metà luglio". A pentirsi sono stati quei tifosi che commentavano con sarcasmo ed ironia le promesse di Allegri al suo arrivo a Torino: "Si può puntare al quarto scudetto e ad entrare tra le prime otto della Champions". Il poker tricolore è arrivato e la Juve già tra le prime quattro d'Europa. Agnelli, Marotta e Nedved faranno in fretta a rinnovare il contratto a quell'allenatore che ha riportato la Juve in quel "ristorante da 100 euro", il locale che per Conte era ancora troppo caro per la Juventus

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