Quarant'anni dalla morte di Moro. Martelli: 'Vidi Craxi piangere'

'Il fronte della fermezza? Era fermo solo in apparenza'

di Alessandra Chini ROMA

"Fu una sensazione terribile, ci recammo subito alla segreteria. Ho visto Craxi piangere". Claudio Martelli ricorda così il giorno che cambiò per sempre la storia italiana, quel 9 maggio del 1978, quando nella Renault rossa in via Caetani venne trovato il corpo senza vita del presidente della Dc Aldo Moro.

In quei 55 giorni di prigionia, mentre il Psi aveva rotto il 'fronte della fermezza' "non fu fatto abbastanza", evidenzia. E sbagliò - sottolinea - "chi sostenne che era bene che un uomo si sacrificasse per lo Stato".

I socialisti furono, invece, fedeli alla cosiddetta 'tradizione umanitaria', ma non solo. "Quello della questione umanitaria - sottolinea Martelli - era l'aspetto filosofico ma noi eravamo contro la fermezza anche dal punto di vista politico, realistico: seguivamo la traccia delle lettere di Moro diversamente da quanti sostenevano che erano state scritte in stato di costrizione".

Tra l'altro, osserva ancora, "negli ultimi anni è emerso anche un ulteriore aspetto" per cui "il fronte della fermezza da noi rotto era fermo solo nell'apparenza" con il Vaticano e "forse anche Andreotti" che fecero un tentativo per il rilascio. D'altra parte, però, Martelli sottolinea come su tutta la vicenda "sicuramente ci sono state interferenze internazionali da est e da ovest". E, in questa chiave, ricorda l'intervista nella quale Berlinguer disse di sentirsi 'al sicuro sotto l'ombrello della Nato'.

"Quello - sottolinea Martelli - segna l'inizio di una presa di distanza. Venne preso con sdegno, come un mezzo tradimento" a est mentre "anche negli Stati Uniti qualcuno drizzò le orecchie" rispetto al rischio di un avvicinamento del Pci al governo. Ma, sottolinea, quantomeno nella testa di Moro, l'idea del cosiddetto 'compromesso storico' era ben diversa da come è stata poi tramandata.

"Non c'era mai stata - sottolinea Martelli - una assemblea congiunta nella quale Moro parlasse né di fare un governo con il Pci né una maggioranza, né un accordo generale al massimo limitato o temporaneo". "La posizione di Moro - spiega - era di trovare dei punti di accordo programmatico, un po' come accade oggi. Con la differenza che il Pci, allora, era un partito serio mentre il Movimento Cinque stelle è un soggetto che mi sembra annaspi" e che, anche per quanto riguarda l'Europa o la Nato, "assume una posizione diversa in base all'interlocutore del momento".
   

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